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	<title>obesità Archivi &#8226; Lipinutragen</title>
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	<description>Lipidomica e Nutraceutica</description>
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	<title>obesità Archivi &#8226; Lipinutragen</title>
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		<title>CHIRURGIA BARIATRICA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 07:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia bariatrica]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/chirurgia-bariatrica/">CHIRURGIA BARIATRICA</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-12604 aligncenter" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/chirurgia-bariatrica.jpg" alt="Chirurgia bariatrica" width="800" height="304" srcset="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/chirurgia-bariatrica.jpg 800w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/chirurgia-bariatrica-300x114.jpg 300w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/chirurgia-bariatrica-768x292.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><br /><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-12438" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Articolo-specialisti1.jpg" alt="" width="300" height="42" /></p>
<h2><span style="font-size: 18pt;"><span style="color: #737373;">Rischi e benefici della chirurgia bariatrica<br /></span></span></h2>
<p>L&#8217;anormale accumulo di grasso viscerale nell&#8217; obesità genera una serie di conseguenze metaboliche che possono essere racchiuse in tre grandi gruppi:</p>
<p>&#8211; l&#8217;insorgere di una condizione di <a href="https://www.lipinutragen.it/come-misurare-infiammazione/" target="_blank" rel="noopener"><strong><u>infiammazione cronica di basso grado</u></strong></a>;</p>
<p>&#8211; l&#8217;aumento della concentrazione di <strong>acidi grassi nel circolo sanguigno</strong>;</p>
<p>&#8211; l&#8217;aumento di <a href="https://www.lipinutragen.it/integrazione-antiossidante/" target="_blank" rel="noopener"><strong><u>stress ossidativo</u></strong></a>.</p>
<p>Le dirette conseguenze di queste alterazioni molecolari sono l&#8217;insulino-resistenza a carico di tessuto adiposo, muscolo e fegato e l&#8217;aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari. L&#8217;infiammazione cronica di basso grado spiega, inoltre, l&#8217;associazione fra obesità e alcuni tipi di tumori.</p>
<p>L&#8217;intervento di elezione in caso di obesità è sullo stile di vita del paziente (esercizio fisico e nutrizione) in combinazione con terapie farmacologiche. Tuttavia, in caso di <strong>obesità severa</strong> (definita come BMI&gt;40), questo approccio non è sufficiente. Si ricorre quindi alla <strong>CHIRURGIA BARIATRICA</strong> come trattamento per ridurre l&#8217;eccesso di peso, le comorbidità e, quindi, i fattori di rischio associati alla condizione ponderale e metabolica del paziente.</p>
<p>In questo recente articolo pubblicato sul prestigioso <strong>Scientific Report di NATURE</strong> ci sono i risultati di un lavoro multidisciplinare su pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica e follow-up a 6 e 12 mesi a cui <strong>Lipinutragen</strong> e <strong>i ricercatori CNR fondatori dell’Azienda </strong>hanno partecipato.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è stato quello di effettuare analisi molecolari fra loro complementari e studiare<strong> l&#8217;impatto dell’obesità severa e del trattamento bariatrico tramite il pannello di biomarcatori relativi ad aspetti metabolici, endocrini, infiammatori, neurologici e cellulari</strong>.</p>
<p>L’importanza dello studio risiede sia nella tipologia delle analisi che sono state effettuate, sia nella lunghezza di monitoraggio dei soggetti confrontando gli effetti a 6 mesi e fino a 1 anno post-chirurgia.</p>
<p>]L&#8217;integrazione di tecnologie<em> high-throughput</em>, fra cui anche la <strong><a href="https://www.lipinutragen.it/globulo-rosso-maturo/" target="_blank" rel="noopener">LIPIDOMICA DI MEMBRANA su globulo rosso maturo</a></strong>, ha permesso di svelare i meccanismi molecolari di risposta dell&#8217;organismo all&#8217;accumulo di peso e all&#8217;intervento chirurgico, svelandone le interconnessioni e le dinamiche che li mettono in relazione.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt;"><span style="color: #737373;">Lo studio clinico</span></span></h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-12498" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/grafico-chirurgia-bariatrica.jpg" alt="" width="547" height="687" /><br />Tra il 2017 e il 2019 sono stati arruolati <strong>36 soggetti con obesità grave</strong> (33 donne; età media 47,1 ± 10,8 anni; BMI medio 44,3 ± 6,9 kg/m<sup>2</sup>) presso il ​​servizio ambulatoriale del Centro Obesità dell&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata di Roma per la valutazione clinica previa e l&#8217;inclusione nello studio. Tutti i pazienti arruolati sono stati sottoposti a <strong>chirurgia bariatrica laparoscopica</strong>, per lo più con procedure restrittive. Prima dell&#8217;intervento, 6 e 12 mesi dopo, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una valutazione medica completa e alla raccolta di campioni di sangue per la misurazione dei biomarcatori.</p>
<p>Lo studio ha previsto l&#8217;analisi integrativa di biomarkers appartenenti a <strong>cinque ambiti fisiologici</strong>: clinico, stress ossidativo, metabolismo energetico, mediatori peptidici dell&#8217;immunità e lipidi della membrana cellulare dell&#8217;eritrocita maturo.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt;"><span style="color: #737373;">Principali risultati scientifici<br /></span></span></h3>
<p>Gli autori dimostrano che nei primi 6 mesi dopo la chirurgia bariatrica si verificano miglioramenti clinici e metabolici rilevanti, ma poi l&#8217;organismo raggiunge lentamente un nuovo equilibrio con alcuni disturbi metabolici e nutrizionali ancora persistenti o di nuova insorgenza.</p>
<p>Le evidenze più importanti che emergono dallo studio sono:</p>
<p>1) gli <strong>indici antropometrici</strong> (Peso, BMI, circonferenza vita) e la <strong>sensibilità all&#8217;insulina</strong> migliorano rapidamente a 6 mesi dall&#8217;intervento chirurgico, in correlazione con la funzione metabolica del tessuto adiposo e del muscolo scheletrico (migliora <a href="https://www.lipinutragen.it/acidi-grassi-e-prevenzione-del-diabete/" target="_blank" rel="noopener"><u>l&#8217;insulino-sensibilità periferica</u></a>) ;</p>
<p>2) nei 12 mesi successivi alla chirurgia si evidenzia un effetto precoce e duraturo di <strong>riduzione dell&#8217;infiammazione sistemica, dello stress ossidativo</strong> associato al metabolismo lipidico e di <strong>modulazione</strong> della risposta <strong>immunitaria</strong>;</p>
<p>3) lo stato di <strong>stress ossidativo</strong> sistemico risulta correlato a tutti gli altri ambiti fisiologici analizzati in questo studio ad indicare che i relativi biomarker non solo sono un segno distintivo dello stato di obesità severa, ma possono anche essere considerati degli strumenti utili per monitorare lo stato di salute dei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt;"><span style="color: #737373;">Risultati dalla lipidomica<br /></span></span></h3>
<p>I risultati dell&#8217;analisi lipidomica nei pazienti a 6 e 12 mesi dall&#8217;intervento chirurgico mostrano che la composizione di membrana del globulo rosso maturo è principalmente determinata dallo stato nutrizionale, da un lato, e dal metabolismo del colesterolo e dai disturbi ad esso correlati, dall&#8217;altro. <img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12500" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tabelle-chirurgia-bariatrica.jpg" alt="" width="700" height="174" /><br />Nel dettaglio, si ripristina parzialmente l&#8217;equilibrio della composizione degli acidi grassi di membrana dei globuli rossi con la riduzione significativa dell&#8217;eccesso di <strong>acido palmitico</strong> (saturo, 16:0) e di acido omega-6 diomo-γ-linolenico (<strong>DGLA</strong>, omega-6). Tuttavia, la carenza di acidi grassi polinsaturi (<strong>PUFA</strong>), assieme ad un aumento post-chirurgico di <strong>acido arachidonico</strong>, evidenzia alcuni problemi irrisolti nell&#8217;assunzione e nella trasformazione dei lipidi che potenzialmente rendono il paziente più incline ad uno stato di infiammazione.</p>
<p>Il miglioramento della sensibilità all&#8217;insulina e la perdita di peso, evidenziati dallo studio a seguito di chirurgia bariatrica, sono associati a una maggiore attività degli enzimi di trasformazione degli acidi grassi di membrana (elongasi-6 e delta5-desaturasi) ad indicare (ri)attivazione del metabolismo degli <strong>acidi grassi saturi</strong> e <strong>polinsaturi omega-6</strong>.</p>
<p>In concomitanza, è stata osservata una significativa diminuzione del rapporto <strong>SFA/MUFA</strong> della membrana dei globuli rossi, non correlato al miglioramento né della condizione ponderale né dell&#8217;insulino-sensibilità, ma fortemente associato allo stato nutrizionale. La rapida e persistente normalizzazione del rapporto SFA/MUFA nella membrana del globulo rosso maturo dei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica deriva da un meccanismo dieta-dipendente che è indipendente anche dal metabolismo del glucosio.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt;"><span style="color: #737373;">Conclusioni<br /></span></span></h3>
<p>In generale, la chirurgia bariatrica porta a un migliore stato di salute, tuttavia non è una cura. A distanza di un anno dall&#8217;intervento, infatti, possono manifestarsi alcuni disturbi del metabolismo del colesterolo associati a processi pro-infiammatori e pro-ossidativi nonché ad alterazioni metaboliche e deficit nutritivi, come mostrato da alterazioni del profilo lipidomico della membrana a carico degli acidi grassi essenziali (acido linoleico) e delle piste di acidi grassi polinsaturi PUFA.<br />Da questi risultati si deduce l’importanza dell’analisi lipidomica di membrana, che è in stretta relazione con il ritrovamento di equilibrio metabolico-nutrizionale e fornisce anche importanti suggerimenti per attuare la personalizzazione di regimi dietetici.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo Redazionale di Lipinutragen</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></p>
<p><em><span style="font-size: 12pt;">Palleschi, S., Guglielmi, V., Nisticò, L. et al. A multi-marker integrative analysis reveals benefits and risks of bariatric surgery. Sci Rep 12, 18877 (2022). <a href="https://doi.org/10.1038/s41598-022-23241-6" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1038/s41598-022-23241-6</a></span></em></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Articolo OPEN ACCESS scaricabile qui: <a href="https://www.nature.com/articles/s41598-022-23241-6" target="_blank" rel="noopener">https://www.nature.com/articles/s41598-022-23241-6</a></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Informazioni supplementari:<br /></strong><a href="https://static-content.springer.com/esm/art%3A10.1038%2Fs41598-022-23241-6/MediaObjects/41598_2022_23241_MOESM1_ESM.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-size: 12pt;">https://static-content.springer.com/esm/art%3A10.1038%2Fs41598-022-23241-6/MediaObjects/41598_2022_23241_MOESM1_ESM.pdf</span></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/chirurgia-bariatrica-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/chirurgia-bariatrica-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/chirurgia-bariatrica/">CHIRURGIA BARIATRICA</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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		<title>PREVENIRE L’OBESITÀ INFANTILE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 06:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[Stile di vita e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[obesità infantile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/prevenire-obesita-infantile/">PREVENIRE L’OBESITÀ INFANTILE</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-11817" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/prevenire-obesita-infantile.jpg" alt="preventire obesità infantile" width="800" height="342" srcset="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/prevenire-obesita-infantile.jpg 800w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/prevenire-obesita-infantile-300x128.jpg 300w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/prevenire-obesita-infantile-768x328.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h2><span style="color: #737373;">OBESITÀ INFANTILE: il ruolo dell&#8217;ambiente<br /></span></h2>
<p>Secondo gli ultimi report epidemiologici dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia, <strong>più del 40% dei bambini nella fascia di età 6-9 anni ha problemi di peso</strong>: 23% sono in sovrappeso, 15% obesi (classe I), 4% obesi (classe II) [1].</p>
<p>In un precedente <a href="https://www.lipinutragen.it/obesita-infantile/" target="_blank" rel="noopener">articolo</a> abbiamo affrontato il ruolo della condizione metabolica della gestante nella programmazione del comportamento verso il cibo del nascituro. Questa è la <strong>causa di un <em>imprinting</em> biologico</strong> che predispone il bambino a sviluppare sovrappeso e obesità durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza.</p>
<p>Tuttavia, <strong>l&#8217;obesità è una condizione multifattoriale </strong>che viene determinata dall&#8217;interazione dell&#8217;individuo con un ambiente, domestico o di comunità, che facilita le cattive abitudini, a scapito di quelle più salutari.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">L&#8217;ambiente obesogenico<br /></span></h2>
<p>Un <strong>ambiente</strong> che favorisce lo sviluppo di una condizione di obesità o che stimola comportamenti che portano all&#8217;eccesso di peso si definisce <strong>obesogenico</strong>.</p>
<p>Secondo questa definizione nelle città in cui viviamo possiamo individuare varie categorie di fattori esterni obesogenici: <strong>fattori che favoriscono la SEDENTARIETÀ</strong> e <strong>fattori che favoriscono ABITUDINI ALIMENTARI SCORRETTE</strong>.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Educazione alimentare a scuola<br /></span></h2>
<p>Nella popolazione infantile e adolescenziale, nel pieno del suo sviluppo fisico e intellettivo, le ripercussioni dei fattori obesogeni sulla salute si acutizzano. Inoltre, <strong>nell&#8217;età scolare si definiscono le abitudini che i bambini si porteranno dietro per tutta la vita</strong>, fra queste anche quelle alimentari. Considerando le ore che ogni bambino passa a scuola, questa può avere una forte influenza ed essere parte della soluzione, assieme alle famiglie, per modificare e/o scongiurare i determinanti dell&#8217;obesità.</p>
<p>La scuola è il luogo ideale per attuare i principali sforzi educativi in termini di prevenzione. In effetti, è sempre più diffusa la preoccupazione per la salute del bambino, tanto che le scuole primarie e secondarie hanno attivato molteplici linee di intervento. Dall&#8217;introduzione di ore dedicate alla <strong>educazione alimentare</strong>, all&#8217;aumento delle ore di <strong>educazione fisica</strong>, alla <strong>pianificazione dei menu</strong> delle mense in collaborazione con specialisti della nutrizione affinché si rispettino razioni e frequenze raccomandate di consumo giornaliero di macro e micronutrienti.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il ritorno a scuola sano ed equilibrato<br /></span></h3>
<p>Per evitare che la scuola si configuri come un ambiente obesogenico, i genitori possono prestare attenzione:</p>
<ul>
<li>alle ore di <strong>educazione fisica</strong> e di <strong>attività ricreativa</strong> all&#8217;aria aperta previste;</li>
<li>alle attività che <strong>incoraggiano gli spostamenti</strong> da/per la scuola a piedi o in bicicletta;</li>
<li>alla <strong>tipologia di alimenti</strong> disponibili per la merenda e nei menù della mensa: ad esempio la prevalenza di bibite zuccherate, dolci industriali, affettati ed insaccati, pane industriale e pizza a scapito di cereali, legumi, pesce, frutta e verdura;</li>
<li>alla <strong>presentazione degli alimenti</strong>: ad esempio la frequenza di fritti, purè e creme di verdure, crocchette di pesce o pollo;</li>
<li>alla <strong>variabilità stagionale</strong> degli alimenti.</li>
</ul>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">3 idee di merenda<br /></span></h2>
<p>Per iniziare al meglio l&#8217;anno scolastico, vi diamo <strong>3 idee di snack</strong> per la merenda:</p>
<p><strong><br />1:</strong> pane integrale con formaggio fresco e crema spalmabile di pomodorini secchi e noci</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11730 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/merenda1.jpg" alt="" width="800" height="267" /></strong></p>
<p><strong><br />2:</strong> hummus di ceci con bastoncini di carote crude (o altra tipologia di verdura cruda: cetrioli, finocchio, sedano)</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11732 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/merenda2.jpg" alt="" width="800" height="267" /></strong></p>
<p><strong><br />3:</strong> yogurt magro con frutta e topping di frutta secca (preferire nocciole e noci per il contenuto di grassi – rispettivamente &#8211; monoinsaturi e omega-3)</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11734" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/merenda3.jpg" alt="" width="800" height="267" /></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #003366;">Referenze:</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">[1] World Health Organization (WHO) European Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI); Spinelli A, Buoncristiano M, Kovacs VA, et al. Prevalence of Severe Obesity among Primary School Children in 21 European Countries. Obes Facts. 2019;12(2):244-258. doi:10.1159/000500436</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #003366;">Per approfondire su LipiMagazine:</span><strong><span style="color: #003366;"><br /></span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.lipinutragen.it/rapporti-sociali-obesita/" target="_blank" rel="noopener">Il “peso” dei rapporti sociali nell’obesità</a><br /></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo redazionale di Lipinutragen</strong><br /></span></span><span style="font-size: 12pt;">Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente.<br />I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</span><span style="font-size: 12pt;"></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 8pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: 56185566 : ©IKO<br /></span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Prevenire-obesita-infantile-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Prevenire-obesita-infantile-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>IL PESO NON È TUTTO</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/il-peso-non-e-tutto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 11:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Metabolismo e nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[rischio cardiovascolare]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/obesita.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-9355 size-full" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/obesita.jpg" alt="" width="770" height="275" /></a></p>
<h2><span style="color: #737373;">Epidemia globale di obesità?</span></h2>
<p>La condizione di obesità è il <strong>risultato di complesse interazioni fra fattori genetici ed ambientali</strong>. La diagnosi si basa sull&#8217;<strong>indice di massa corporea</strong> (BMI in inglese) definito come il peso dell&#8217;individuo diviso il quadrato dell&#8217;altezza (kg/m<sup>2</sup>).</p>
<p>La World Health Organization (WHO) nel 2016 ha stimato che il 39% degli adulti nel mondo è in sovrappeso (<strong>1,9 miliardi di persone</strong> con BMI compreso fra 20 e 25 kg/m<sup>2</sup>) mentre il 13% è obeso (<strong>650 milioni di persone</strong> con BMI superiore a 30 kg/m<sup>2</sup>) [1].</p>
<p><strong>GLOBESITY è il termine utilizzato per descrivere questa epidemia globale di obesità.</strong></p>
<p>Inoltre, se consideriamo che una donna in gravidanza, se in situazione di sovrappeso o obesità, può definire la <a href="https://www.lipinutragen.it/obesita-infantile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>programmazione metabolica ed il comportamento</u></a> che il nascituro avrà nei confronti del cibo, possiamo renderci facilmente conto delle dimensioni della GLOBESITY negli anni a venire.</p>
<p>Nel 2019, la WHO ha stimato che <strong>38 milioni di bambini</strong> sotto i 5 anni sono obesi.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Oltre l’indice di massa corporea (BMI)<br /></span></h3>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/obesita-valori.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-10965" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/obesita-valori-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a>Usando esclusivamente l&#8217;indice di massa corporea, possiamo suddividere la popolazione in tre grandi gruppi*: le persone normopeso (BMI compreso fra 18.5 e 24.9 kg/m2), le persone in condizione di sovrappeso (BMI compreso fra 25 e 29.9 kg/m2) e obesità (BMI pari o superiore a 30 kg/m2). Tuttavia, questo indice di misurazione della massa grassa, coniato 150 anni fa, non tiene in considerazione il <strong>reale stato di salute</strong> e non definisce accuratamente il <strong>grado di fattore di rischio </strong>per l’individuo.</p>
<p>Infatti, <strong>NON TUTTE LE PERSONE OBESE</strong> presentano lo <strong>STESSO FATTORE DI RISCHIO CARIOVASCOLARE E METABOLICO</strong> e, viceversa, <strong>NON TUTTE LE PERSONE NORMOPESO</strong> presentano un <strong>PROFILO METABOLICO SANO</strong> E<strong> ASSENZA DI FATTORI DI RISCHIO</strong>.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">TOFI: thin outside fat inside (individuo normopeso metabolicamente obeso)<br /></span></h3>
<p>Considerare la combinazione di due fattori,<strong> peso e salute metabolica</strong>, può aiutare a definire una ulteriore classificazione della popolazione adulta, basata sullo stato di salute e sul fattore di rischio cardiovascolare e metabolico. In questo modo, è possibile identificare una categoria di <strong>persone normopeso metabolicamente disfunzionali</strong>.</p>
<p>I cosiddetti <strong>TOFI</strong> (dall&#8217;inglese: <em>Thin Outside Fat Inside</em>) sono persone fenotipicamente non distinguibili dai magri metabolicamente sani che, però, mostrano segni precoci dei tratti caratteristici della sindrome metabolica come <strong>iperinsulinemia</strong>, <strong>steatosi epatica</strong>, <strong>dislipidemia</strong>. Queste condizioni sono clinicamente associate ad un&#8217;anormale distribuzione della massa grassa, che si incontra principalmente nella regione intra-addominale (<strong>tessuto adiposo viscerale</strong>) e in organi metabolici (<strong>tessuto adiposo ectopico</strong>: la steatosi epatica ne è l&#8217;esempio maggiormente conosciuto).</p>
<p>La metodologia di elezione per l&#8217;indagine diagnostica e per il follow-up del paziente TOFI sarebbe quella della risonanza magnetica, per analizzare e quantificare il volume del tessuto adiposo viscerale ed ectopico presente. Per l&#8217;elevato costo, è comprensibile che queste persone siano difficilmente diagnosticabili e spesso passino clinicamente inosservate data la loro giovane età e/o, appunto, l&#8217;assenza visibile di eccesso di massa corporea. Spesso questo gioca a sfavore della prevenzione contro l&#8217;insorgenza di complicanze metaboliche gravi.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;inattività fisica, lo scarso fitness cardiovascolare (ad esempio misurando la VO<sub>2</sub>max) e la dieta squilibrata possono orientare lo Specialista verso l&#8217;identificazione ed il trattamento dello stato metabolico dell&#8217;individuo. A differenza di un individuo metabolicamente obeso con analoghe alterazioni dei parametri metabolici, queste persone possono essere oggetto di interventi di <strong>prevenzione primaria</strong> basati sul <strong>bilanciamento personalizzato della dieta</strong>, con particolare attenzione alle tipologie di grassi e al loro ruolo nei processi di infiammazione tissutale, e sull&#8217;aumento di attività fisica.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">FOTI: fat outside thin inside (individuo obeso metabolicamente sano)<br /></span></h3>
<p>Analogamente, un sottogruppo della popolazione definita obesa secondo l&#8217;indice di massa corporea (BMI uguale o superiore a 30kg/m<sup>2</sup>), può essere classificata <strong>metabolicamente sana</strong> poiché manca di tutte le (o della maggior parte di) classiche caratteristiche metaboliche relazionate con la sindrome metabolica, quali:</p>
<ul>
<li>insulinoresistenza</li>
<li>iperglicemia</li>
<li>ipertensione</li>
<li>ipertrigliceridemia</li>
<li>ipercolesterolemia</li>
</ul>
<p>Anche in questo caso, la quantità di tessuto adiposo viscerale è il fattore maggiormente relazionato con il grado di insulinoresistenza e sovraccarico metabolico di altri organi metabolici, quali fegato, pancreas e muscolo.</p>
<p>Infatti, uno studio giapponese ha potuto classificare un gruppo di <strong>lottatori di sumo</strong> come metabolicamente sani viste le quantità normali di grasso viscerale, nonostante l&#8217;elevatissimo apporto calorico giornaliero [2].</p>
<p>In generale, non dobbiamo pensare che questa sia la condizione di salute ottima, poiché non si esclude la possibilità che lo stato metabolicamente sano sia transitorio e che, con il tempo, si converta in patologico.</p>
<p>Piuttosto, indica la necessità di approfondire l&#8217;indagine sullo stato di salute dell&#8217;individuo fenotipicamente obeso, <strong>differenziando le persone in base al loro stato metabolico</strong> e, nel caso del FOTI, orienta verso un obiettivo terapeutico mirato alla prevenzione della transizione verso l&#8217;individuo obeso metabolicamente disfunzionale, prima ancora che alla definizione di strategie di perdita di peso aggressive e rapide.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">L’organismo e il suo fisiologico funzionamento<br /></span></h3>
<p>Con queste brevi premesse, è facile capire che il nodo cruciale non sia esclusivamente il peso corporeo, bensì il <strong>corretto funzionamento dell&#8217;apparato metabolico</strong>, primariamente il tessuto adiposo, ma anche gli altri organi coinvolti nell&#8217;omeostasi energetica.</p>
<p>Finchè la <strong>cellula adipocitaria </strong>è<strong> sana</strong>, cioè svolge la sua funzione di accumulo di riserve energetiche e partecipa al coordinamento del metabolismo energetico dell&#8217;organismo assieme a fegato, pancreas, muscolo, rene, cervello, secondo la programmazione genetica definita al momento del differenziamento cellulare, si ha un <strong>effetto protettivo</strong> contro le disfunzioni metaboliche che, con gli anni, portano a diagnosi di diabete o sindrome metabolica.</p>
<p>È certamente importante tenere in considerazione la distribuzione corporea del tessuto adiposo, poiché fisiologicamente ha ripercussioni differenti sul dismetabolismo. Tuttavia, <strong>l&#8217;obiettivo primario deve essere l&#8217;intervento sulla funzione d&#8217;organo</strong>, andando ad agire, attraverso l&#8217;introduzione di cambiamenti nello stile di vita della persona (dieta, attività fisica, qualità del sonno, gestione dello stress&#8230;), sul ripristino della <strong>salute metabolica a livello cellulare</strong>.</p>
<p><em><span style="font-size: 12pt;">*suddivisione menzionata unicamente ai fini di questo articolo.</span> </em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong><br /></span></span></span><span style="font-size: 12pt;">[1] https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight<br />[2] Matsuzawa Y. (1997) Diabetes Metab Rev 13: 3–13.</span>[/vc_column_text][separator width=&#8221;95%&#8221; height=&#8221;1px&#8221; color=&#8221;#dddddd&#8221; margin_top=&#8221;20px&#8221; margin_bottom=&#8221;20px&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1613340906364{padding-top: 20px !important;padding-bottom: 10px !important;}&#8221;]</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;">Per approfondire:<br /></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Numerose review affrontano il dibattito tuttora in corso circa l&#8217;assenza di un consenso comune sulla definizione del &#8220;Metabolically Healthy Obese&#8221;. Ne citiamo alcune recenti:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 12pt;">Smith GI (2019) J Clin Invest. 129(10): 3978-3989.</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt;">Brandão I (2020) Metabolites 10(2): 48</span></li>
</ul>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo redazionale di Lipinutragen</strong></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #808080; font-size: 12pt;"><span lang="it-IT"><i>Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. </i></span></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 44225155 : @mukhina1 / 123rf.com &#8211; 29235985 : @Vitaliy Vodolazskyy / 123rf.com</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Il-peso-non-e-tutto-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Il-peso-non-e-tutto-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>Il “peso” dei rapporti sociali nell’obesità</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/rapporti-sociali-obesita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 11:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità Scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Metabolismo e nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/attualita-scientifica-def1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8688 size-full" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/attualita-scientifica-def1.jpg" alt="" width="770" height="151" /></a></p>
<h2><span style="color: #737373;">L’obesità può essere “contagiosa”?</span></h2>
<p>Sempre più spesso si usa il termine di epidemia o pandemia riferito all’obesità, non solo per la rilevanza di questo fenomeno, ma anche a sottintendere una natura contagiosa di questa condizione. Molti autori hanno, a tal proposito, messo in relazione l’influenza dei rapporti sociali e delle comunità di appartenenza con il BMI (indice che definisce se un individuo rientra nel sottopeso, normopeso, sovrappeso o obesità).</p>
<h2><span style="color: #737373;">Lo studio di JAMA Pediatrics sulla correlazione fra BMI e ambiente circostante</span></h2>
<p>È stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA Pediatrics da alcuni ricercatori californiani, uno studio che ha provato a dimostrare come l’ambiente nel quale un soggetto vive influenzi non soltanto le sue abitudini ma anche il rischio di aumento/diminuzione del peso corporeo.</p>
<p>Lo studio in oggetto ha analizzato alcune famiglie di militari assegnate a sedi residenziali differenti non scelte da parte dei soggetti stessi, al fine di studiare la relazione tra i tassi di obesità locale e lo sviluppo di sovrappeso/obesità nei genitori e nei ragazzi oggetto di studio.</p>
<p>I dati antropometrici e il BMI, relativi ad 1 anno di osservazione, sono stati raccolti su circa 2500 soggetti, tra adulti e adolescenti. L’analisi di tali dati ha mostrato come le famiglie traferite in zone con un maggiore tasso di obesità hanno un BMI mediamente più elevato e un maggiore incidenza di sovrappeso/obesità.</p>
<p>La correlazione fra il tasso di obesità territoriale, i valori di BMI e la prevalenza di sovrappeso/obesità è stata più forte per periodi di insediamento più lunghi (&gt;24 mesi) per i ragazzi (tab. 3 dell’articolo), e per l’intera famiglia è stata maggiore per coloro che vivevano fuori sede dell’insediamento piuttosto che all’interno (tab. 4 dell’articolo).</p>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tab3e4.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9512" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tab3e4.jpg" alt="" width="1024" height="745" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt;">Tabella 3 e 4 dell’articolo: Assessing Social Contagion in Body Mass Index, Overweight, and Obesity Using a Natural Experiment. Datar A. and Nicosia N. JAMA Pediatr. 2018 Mar; 172(3): 239–246.</span></p>
<p>In conclusione emerge che, vivere in contesti sociali e in insediamenti in cui l’obesità è maggiormente presente aumenta il rischio di incremento di peso <strong>assistendo ad una sorta di contagio</strong>. L’obesità, pur essendo una patologia, molto spesso non è percepita come tale e, in contesti sociali dove è maggiormente presente, tende a diffondersi attraverso stili di vita obesogeni trasmissibili.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/pubblicazione-scientifica.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-8667" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/pubblicazione-scientifica.jpg" alt="" width="39" height="40" /></a>Per la pubblicazione &gt;&gt; <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5885842/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5885842/</a></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><i><strong>A cura del Gruppo Redazionale di Lipinutragen</strong><br />costituito da F. Bonucci (biologo nutrizionista), C. Ferreri (Primo Ricercatore CNR) e R. Rinaldi (Resp. Marketing)</i></span></p></div>
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		<title>Nutrizione Molecolare in Pediatria</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/nutrizione-molecolare-in-pediatria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 08:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[Stile di vita e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[acido grasso]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidanti]]></category>
		<category><![CDATA[DHA]]></category>
		<category><![CDATA[educazione alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[grassi saturi]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione pediatrica]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[omega3]]></category>
		<category><![CDATA[parametri molecolari]]></category>
		<category><![CDATA[profilo lipidomico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lipinutragen.it/?p=2345</guid>

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				<div class="et_pb_text_inner"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5268 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica-testata.png" alt="Nutri-lipidomica-testata" width="700" height="89" /></p>
<h2><span style="color: #737373; font-size: 20pt;">Nutrizione molecolare in pediatria</span></h2>
<p>L’età pediatrica rappresenta un periodo evolutivo dell’essere umano, nel quale l’alimentazione ha un ruolo fondamentale per sostenere correttamente le fasi di accrescimento e di sviluppo di nuove funzioni.</p>
<p>Alle nostre latitudini assistiamo sin dall’infanzia ad <b>eccessi calorici e a cattive abitudini alimentari</b> generate non da una difficoltà nel reperire le risorse alimentari corrette, ma da una <b>mancanza di educazione alimentare e da informazioni fuorvianti perché orientate da logiche commerciali</b>.<span id="more-2345"></span></p>
<p>Ogni anno si assiste a nuovi allarmi sull’epidemia dell’obesità unitamente a dati che vedono aumentare patologie del metabolismo quali ad esempio l’ipertensione, le dislipidemie e il diabete anche nell’infanzia. L’ultimo rapporto pubblicato dall’<em>OMS</em> indica che il numero dei bambini di età inferiore ai cinque anni con problemi di peso è passata <b>dal 1998 al 2014 da 31 a 41 milioni di individui. </b></p>
<p>I dati italiani del 2014 indicati dal sistema di sorveglianza nazionale denominato <b><em>“Okkio alla Salute”</em></b> su alimentazione e stili di vita nelle classi di età dai 6 ai 10 anni, indicano livelli preoccupanti di eccesso ponderale: il <b>20,9% dei bambini è risultato in sovrappeso e il 9,8% in condizioni di obesità</b>, con percentuali più alte nelle regioni del centro e del sud Italia.</p>
<p>Sembra paradossale ma seppur in presenza di eccessi calorici ci si può trovare anche con problematiche legate alla carenza di nutrienti. La malnutrizione non è esclusivamente legata all’andamento del peso ma può riguardare anche i micronutrienti. Riprendendo la definizione dell’<em>OMS</em>, per malnutrizione si intende lo squilibrio tra apporto di nutrienti e di energia e la quantità di questi necessaria al corpo per garantire la crescita, il ricambio, e le funzioni specifiche dell’organismo.</p>
<blockquote><p><em>Prendiamo ad esempio lo iodio, un minerale necessario in particolare per la formazione degli ormoni tiroidei e rispetto al quale si stimano apporti insufficienti nel 70% dei bambini (fonte: Federazione italiana medici pediatri).</em></p></blockquote>
<h2><span style="color: #737373; font-size: 20pt;">Omega 3 per i bambini</span></h2>
<p>Un particolare gruppo di nutrienti sui quali porre attenzione in quanto spesso carenti in età pediatrica sono gli acidi grassi polinsaturi <em>Omega 3</em>, in particolare di quelli a lunga catena <b>EPA e DHA</b>. Ricordiamo che la classe dei lipidi ha i seguenti livelli di assunzione di riferimento (LARN IV revisione, 2014):</p>
<ul>
<li>da <em>6 a 12 mesi</em> = 40% delle energie totali, di cui <b>EPA-DHA 250 mg</b></li>
<li>da <em>1 a 3 anni </em>= 35-40 % delle energie totali, di cui <b>EPA-DHA 250 mg</b></li>
<li>da <em>4 a 17 anni </em>= 20-35 % delle energie totali, di cui <b>EPA-DHA 250 mg</b></li>
</ul>
<p>Dai 6 mesi ai 2 anni è richiesto un apporto <u>aggiuntivo</u> di DHA di 100 mg</p>
<h2><span style="color: #737373; font-size: 20pt;">Perché il DHA è così importante?</span></h2>
<blockquote><p>Si tratta di un <b>lipide essenziale</b><b>per le funzioni cerebrali</b> . La sua maggior richiesta inizia nel grembo materno attingendo alle riserve della madre attraverso la placenta per la formazione del tubo neurale che darà origine anche al cervello e alla retina. L’apporto di DHA continua poi nell’infanzia con il latte materno e successivamente con l’alimentazione per supportare la corretta crescita e maturazione del cervello e di tutto il sistema nervoso e i collegamenti sinaptici.</p>
<p>Alcuni studi indicano che <b>i livelli di DHA hanno un ruolo favorevole nello sviluppare le capacità cognitive nei bambini</b> e al contrario bassi livelli di DHA nel cervello animale determinano problemi di apprendimento e di memorizzazione.</p>
<p>Un numero crescente di studi sta supportando sempre più dati che correlano bassi apporti dietetici e <b>bassi livelli di DHA ematico con disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e dislessia in bambini</b>.</p></blockquote>
<p><div id="attachment_2348" style="width: 424px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2348" class="size-full wp-image-2348" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/acidi-grassi-e-olii-da-cucina.jpg" alt="acidi grassi e olii da cucina" width="414" height="382" /><p id="caption-attachment-2348" class="wp-caption-text">Grafico 1 fonte EUFIC</p></div></p>
<p>Le fonti preferenziali di grassi dovranno quindi includere il pesce, la frutta secca in guscio e i semi oleaginosi, gli oli vegetali.</p>
<p>Attualmente il consumo di pesce nei bambini dai 6 ai 10 anni si aggira in media a 1 porzione a settimana mentre dovrebbe raggiungere le 2-4 porzioni.</p>
<p>Per quanto riguarda la frutta secca, i semi e gli oli, bisogna privilegiare quelli maggiormente ricchi di <em>Omega 3</em> a discapito di <em>Omega 6</em> e di grassi saturi (SFA) (Immagine: fonte EUFIC). Evidenziamo la presenza di nuove formulazioni di oli polinsaturi da usare a crudo, appositamente composti da miscele di olio di canapa e di lino, da olio di girasole altoleico e olio di sesamo, da olio di lino e olio di girasole altoleico e da olio di canapa, lino, sesamo e girasole altoleico.</p>
<p>Una tipologia di grassi tipicamente in eccesso nella dieta occidentale è quella dei SFA che dovrebbe restare al di sotto del 10% delle calorie totali mentre i grassi trans (TFA) industriali dovrebbero essere praticamente assenti. Entrambe queste categorie di grassi però abbondano nei cibi da fast-food e in molti alimenti industriali quali merendine, gelati, prodotti da forno e biscotteria.</p>
<p>La riluttanza verso l’olio di palma raffinato riguarda, oltre alla deforestazione selvaggia per far posto alle coltivazioni, anche la sua composizione con il 50% circa di SFA. I cibi animali ricchi di SFA sono notoriamente la carne rossa (manzo, agnello e maiale), i prodotti lattiero-caseari grassi (burro, formaggi, panna, latte intero). Per conoscere più esattamente la condizione delle membrane in relazione alle varie classi di grassi, risulta particolarmente interessante l’indagine molecolare eseguita a livello delle membrane dei globuli rossi. In questo modo si può valutare l’eventuale carenza di <em>Omega 3</em> e il loro rapporto con gli <em>Omega 6</em>, cosi come gli eccessi di SFA e la presenza di TFA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>INDICAZIONI DELLA SOCIETA’ AMERICANA DI PEDIATRIA</b></p>
<ul>
<li>Limitare il consumo di bevande zuccherate</li>
<li>Incoraggiare sin da piccoli il consumo quotidiano di verdura e di frutta (5 porzioni al giorno).</li>
<li>Preparare regolarmente pesce (2-4 volte a settimana) evitando quello venduto già fritto*</li>
<li>Consumare i cereali e i loro derivati di tipo integrale*</li>
<li>Non consentire l’uso di video (TV, computer, tablet, ecc.) prima dei 2 anni di età e successivamente limitarle a un massimo di 2 ore al giorno</li>
<li>Fare colazione tutte le mattine</li>
<li>Limitare i pasti fuori casa e in particolare ai fast-food</li>
<li>Incoraggiare i pasti a casa e con genitori e figli insieme</li>
<li>Non esagerare con le quantità seguendo le porzioni previste.</li>
<li>Quando possibile, adottare l’allattamento al seno esclusivo fino al 6° mese. Mantenerlo anche dopo l’introduzione di cibi solidi fino a 12 mesi e oltre</li>
<li>Fare attività fisica regolarmente</li>
<li>Limitare i cibi molto calorici</li>
</ul>
<p><em>* Dietary Recommendations for Healthy Children 2014, dell’ American Heart Association</em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2346" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/ricetta-lipidomica-crocchette-salmone-patate.jpg" alt="ricetta lipidomica crocchette salmone patate" width="730" height="604" /></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span><br />
<span style="font-size: 12pt;">(1) World Health Organization; UNICEF; UN System Standing Committee on Nutrition (2006). WHO, UNICEF, and SCN informal consultation on community-based management of severe malnutrition in children – SCN Nutrition Policy Paper No. 21. Available at: http://www.who.int/child_adolescent_health/documents/fnb_v27n3_suppl/en/index.html <a href="http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/">http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/</a><br />
(2) Sarah E. Barlow. Expert Committee Recommendations Regarding the Prevention, Assessment, and Treatment of Child and Adolescent Overweight and Obesity: Summary Report. 2007 Dec;120 Suppl 4:S164-92<br />
(3) LARN IV Revisione. Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia. 2014</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articolo a cura di</strong><br />
<span style="font-size: 12pt;"> <em>Dr. Francesco Bonucci &#8211; Biologo Nutrizionista</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</em></span></div>
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		<title>Lipidomica e rischio cardiovascolare</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/lipidomica-e-rischio-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 13:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Metabolismo e nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidanti]]></category>
		<category><![CDATA[arterosclerosi]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[omega3]]></category>
		<category><![CDATA[PUFA]]></category>
		<category><![CDATA[rischio cardiovascolare]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>&nbsp;</p>
<p>Le patologie cardiovascolari (CV) rimangono, a livello mondiale, la principale causa di morte ed uno dei fattori di disabilità che influenzano la qualità della vita.<br />Elevati livelli di colesterolo sono tra i responsabili dell’incremento del rischio cardiovascolare insieme a fumo, abuso di alcool, ipertensione, e obesità.<br />In particolare l’eccesso di colesterolo è responsabile per il 56% dei casi di patologie coronariche (CHD), e per il 18% di episodi ischemici (2002 data).</p>
<p>E’ inoltre il principale fattore di rischio nell’ arterosclerosi; un disordine infiammatorio cronico caratterizzato da accumulo di lipidi e colesterolo e dallo sviluppo di placche fibrotiche lungo le pareti arteriose, un processo che coinvolge massivamente cellule del sistema immunitario come i macrofagi.</p>
<p>Studi osservazionali, sperimentali e trial clinici sulla prevenzione primaria in pazienti precedentemente colpiti da infarto del miocardio, hanno dimostrato l’effetto b<b>e</b>nefico degli acidi grassi poliinsaturi (PUFA) n-3, noti anche come mediatori primari dell’infiammazione.</p>
<p>I PUFA n-3, acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), hanno prodotto effetti positivi nella prevenzione CV primaria e secondaria, come dimostrato da 4 trial di quasi 40.000 partecipanti con somministrazione di EPA con e senza DHA.</p>
<p>L’assunzione di PUFA n-3 riduce, inoltre, il rischio di mortalità cardiovascolare.</p>
<p>I meccanismi che spiegano la protezione da parte degli omega-3 nella prevenzione primaria e secondaria si ricollegano a note proprietà di questi PUFA, in grado di ridurre la concentrazione di triacilgliceroli ematici, la produzione di fattori di crescita, di molecole di adesione, di eicosanoidi infiammatori e di citochine pro-infiammatorie.</p>
<p>Inoltre sono in grado di ridurre la pressione sanguigna, di incrementare la produzione di ossido nitrico, il rilassamento endoteliale; riducono gli eventi trombotici e le aritmie cardiache.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<h2><span style="color: #737373; font-size: 20pt;">Importanza della dieta:</span></h2>
<h3><em><span style="color: #a56b39; font-size: 18pt;">gli acidi grassi e le lipoproteine plasmatiche</span></em></h3>
<p>La correlazione tra l&#8217;apporto di grassi dalla dieta, le lipoproteine plasmatiche e la morbosità e mortalità associate alle malattie cardiovascolari è stata oggetto di numerosi studi, basati sulla crescente importanza della corretta alimentazione, intesa in termini di quantità e soprattutto <b>qualità della componente lipidica assunta con la dieta</b>.</p>
<p>Essa infatti, si ripercuote sulla concentrazione plasmatica di colesterolo e, di conseguenza, sul rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.</p>
<p>L&#8217;anello di congiunzione tra questi elementi viene frequentemente indicato con l&#8217;appellativo di <b>PARADIGMA DIETA- CUORE</b>, in cui la <b>lipidomica riveste un ruolo essenziale.</b></p>
<p>In particolare è ben noto e dimostrato che gli acidi grassi saturi (SFA) ingeriti con gli alimenti posseggono un potente effetto sull&#8217;incremento del colesterolo plasmatico; essi incrementano i livelli sia delle LDL che delle HDL plasmatiche, ma l&#8217;effetto sulle prime è di gran lunga superiore [1].</p>
<p>L&#8217;effettivo ruolo dei grassi saturi nell&#8217;incremento del rischio di CVD è riferito soprattutto agli SFA tra 12 e 16 C (acido laurico, miristico e palmitico), mentre l&#8217;acido stearico (C18:0) non sembra incrementare i livelli di colesterolo LDL [2].</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong><br /><span style="font-size: 12pt;">(1) Salter AM and White DA 1996. <em>Effects of dietary fat on cholesterol metabolism: regulation of plasma LDL concentration.</em> Nutrition Research Reviews 9, 241–257<br />(2) Yu SM, Derr J, Etherton TD and Kris-Etherton PM 1995. <em>Plasma cholesterolpredictive equations demonstrate that stearic acid is neutral and monounsaturated fatty acids are hypocholesterolemic</em>. American Journal of Clinical Nutrition 61, 1129–1139</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articoli a cura di:</strong><br /><span style="font-size: 12pt;"> <em>Dr. Francesco Bonucci &#8211; Biologo Nutrizionista</em></span><br /><span style="font-size: 12pt;"> <em>Prof.ssa Maria Rosaria Faraone Mennella &#8211; Professore di Chimica Biologica Univ. Federico II di Napoli</em></span></p>
<p>&nbsp;</p></div>
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		<title>Lipidomica e Obesità</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/lipidomica-e-obesita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 12:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Metabolismo e nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
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		<category><![CDATA[profilo lipidomico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Al recente congresso europeo sull’obesità (ECO2015), svoltosi a Praga il 6-9 Maggio 2015, è stato confermato il dato dell’OMS sulle proiezioni dell’obesità che vedranno nel 2030 più della metà degli adulti al di sopra dei limiti di peso. L’obesità rappresenta infatti la maggior sfida sanitaria del 21° secolo, soprattutto in Europa. &#160; Essa infatti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Al recente congresso europeo sull’obesità (ECO2015), svoltosi a Praga il 6-9 Maggio 2015, è stato confermato il dato dell’OMS sulle proiezioni dell’obesità che vedranno nel 2030 più della metà degli adulti al di sopra dei limiti di peso. L’obesità rappresenta infatti la maggior sfida sanitaria del 21° secolo, soprattutto in Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3119"></span>Essa infatti si presenta con varie comorbilità nonché problematiche psicologiche, inoltre innalza il rischio di contrarre malattie croniche non trasmissibili quali affezioni cardiovascolari, tumori e diabete. Questa situazione che affligge anche la popolazione pediatrica si proietta sui dati relativi all&#8217;aspettativa di vita che, per la prima volta, indicano la probabilità che gli adolescenti attuali vivranno meno a lungo dei propri genitori per le conseguenze del diabete o di patologie cardiovascolari.</p>
<p>Nel 2050 si prevede infatti che la vita media diminuirà di 5 anni. In Italia, i dati del Ministero della Salute sui bambini della scuola primaria evidenziano <b>che i bambini in sovrappeso sono il 21% e i bambini obesi sono circa il 10%,</b> compresi i bambini severamente obesi che da soli sono il 2,2%.<br />
Si registrano prevalenze più alte nelle regioni del sud e del centro (Okkio alla Salute, dati 2014).</p>
<p>L’era industriale è sempre più caratterizzata da <b>diete e stili di vita scorretti</b>, riconosciuti come la causa primaria di obesità che predispone alle patologie indicate sopra, soprattutto metaboliche come il diabete (rassegna in “Membrane lipidomics for personalized health”, Wiley Press, in stampa a luglio 2015).</p>
<p>“Diabesità” è un termine coniato recentemente per mettere in evidenza la stretta associazione tra obesità e diabete. (1)<br />
E’ ormai certo che gli approcci terapeutici basati sulla dieta apportano indiscutibili benefici (2)<br />
La somministrazione di oleato aumenta nel tessuto adiposo la sensibilità all’insulina nell’infiammazione cronica indotta dall’obesità, che è causa di alterazioni della cascata di segnalazione di questo ormone (3).<br />
Le indicazioni ottenute finora convergono verso un effetto anti-infiammatorio degli omega-3, laddove l’infiammazione è una delle costanti nella condizione di obesità.<br />
E’ riportato che la supplementazione di n3-PUFA migliora le condizioni del paziente in patologie metaboliche e cardiovascolari senza interferire con le comuni terapie, ma spesso funzionando in sinergia con esse (4).<br />
Infine, gli effetti protettivi degli omega-3-PUFA sono ben documentati non solo nell’ inibizione degli eicosanoidi, ma anche per la formazione di nuovi biomediatori lipidici (resolvine e protectine) (5).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em><span style="font-size: 18pt;">Cambiamenti nel profilo lipidico delle LDL nei sovrappeso per supplementazione di n-3</span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Padro e coll. riportano che l’assunzione giornaliera di latte arricchito in n-3 induce cambiamenti nel profilo lipidomico delle LDL che suggeriscono una sensibile riduzione di effetti infiammatori e aterogenici (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25773888">J Lipid Res.</a> 56(5):1043-56, 2015).</p>
<h3><em><span style="font-size: 18pt;">Applicazione delle “omiche” combinate per accelerare la ricerca sulla “diabesità”</span></em></h3>
<p>L’integrazione tra le varie “omiche” (metabolomica, lipidomica, proteomica, ecc.) potrebbe offrire un notevole contributo al raggiungimento di importanti obiettivi come chiarire le basi metaboliche dell’obesità che portano al diabete, e le differenze tra gli obesi che sviluppano il diabete, e quelli che non si ammalano (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23659636">Ann N Y Acad Sci.</a> 1287:1-16, 2013).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 10pt;">Bibliografia</span></span><br />
<span style="font-size: 9pt;">(1) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23659636" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ann N Y Acad Sci.</a> 1287:1-16, 2013)<br />
(2) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25485899" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Am J Physiol Heart Circ Physiol.</a>;308(4):H269-80, 2015<br />
(3) 1;290(18):11663-77, 2015<br />
(4) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21831036" target="_blank" rel="noopener noreferrer">docr Metab Immune Disord Drug Targets.</a> 1;11(3):232-46, 2011<br />
(5) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19211925" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FASEB J.</a> 23(6):1946-57, 2009</span></p>
<hr />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 10pt;">Articolo a cura di:</span></span><br />
<span style="font-size: 10pt;"> <em>Dr. Francesco Bonucci &#8211; Biologo Nutrizionista</em></span><br />
<span style="font-size: 10pt;"> <em>Prof.ssa Maria Rosaria Faraone Mennella &#8211; Professore di Chimica Biologica Univ. Federico II di Napoli</em></span></p>
<hr />
<p>[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]</p>
<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/lipidomica-e-obesita/">Lipidomica e Obesità</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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