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	<title>Sport e performance Archivi &#8226; Lipinutragen</title>
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	<description>Lipidomica e Nutraceutica</description>
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	<title>Sport e performance Archivi &#8226; Lipinutragen</title>
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		<title>Sport e alimentazione, il connubio vincente!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 10:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[Sport e performance]]></category>
		<category><![CDATA[sport e alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/sport-e-alimentazione/">Sport e alimentazione, il connubio vincente!</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img decoding="async" class="size-full wp-image-6170 alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica.png" alt="Nutri lipidomica" width="401" height="67" /><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-9987 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/sport-e-alimentazione.jpg" alt="" width="770" height="312" /></p>
<h2><span style="color: #737373;">L’attività motoria è medicina</span></h2>
<p>Nel IV sec. A.C. <strong>Ippocrate</strong> includeva la ginnastica nelle <strong>medicine conservative</strong>, cioè preventive, concetto alla base dell’odierna <em>medicina dello stile di vita,</em> codificata negli U.S.A. ed esportata in tutto il mondo.</p>
<p><em><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/de-arte.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9981 alignright" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/de-arte.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a></em>Il medico forlivese <strong>Girolamo Mercuriale</strong> sancì nel 1569 la <strong>nascita della medicina sportiva</strong> col suo famoso trattato “<em>De arte gymnastica”</em> (1) che costituisce un ponte tra l’epoca classica greco-romana e l’era moderna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>«La scienza </em>ginnastica<em> è la disciplina che contempla ogni tipo di esercizio fisico, segnalandone le specifiche proprietà, e ha per fine la conservazione della buona salute e l&#8217;acquisizione e conservazione di una perfetta costituzione fisica.» </em>Avvicinandosi ai nostri tempi, uno dei primi studi che correla in modo empirico l’attività fisico-motoria con la salute umana risale agli anni ‘50 con il collegamento tra le malattie cardiovascolari e lo svolgimento di mansioni lavorative attive o sedentarie (2).</p>
<p>Negli anni si è raccolta una mole di <strong>evidenze scientifiche enorme sull’effetto positivo dell’esercizio fisico</strong> nella prevenzione e nel trattamento delle principali malattie croniche, di quelle psichiche come la depressione, sulla riduzione del rischio di morte e sulla longevità. L’attività fisica va oltre al concetto del “<strong>polifarmaco</strong>” (3), rispetto al quale può essere anche più potente, includendo tra i suoi effetti anche la <strong>riduzione dell’infiammazione</strong> a basso grado che ricordiamo ha un ruolo, tra le altre cose, importante nelle infezioni virali.</p>
<p>Il muscolo scheletrico può pertanto essere visto come un <strong>organo endocrino</strong> capace di produrre centinaia di miochine tra cui <strong>fattori di crescita</strong>, <strong>metallopeptidasi</strong>, <strong>citochine</strong>, ecc. Questa capacità secretoria aumenta con la contrazione, col rimodellamento muscolare e nella miogenesi post training.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Italiani sedentari o sportivi?<br /></span></h3>
<p>Un’indagine ISTAT del 2016 disegna un quadro nazionale diviso in due macro gruppi, sportivi e sedentari, più in dettaglio:</p>
<ul>
<li>25% circa <strong>sportivi</strong>, ovvero svolgono attività fisica in modo continuativo;</li>
<li>35% circa <strong>fisicamente attivi</strong>, ovvero fanno sport in modo saltuario o fanno qualche attività fisica random;</li>
<li>40% circa <strong>sedentari</strong>, ovvero non praticano alcuno sport né fanno attività fisica o lavorativa pesante.</li>
</ul>
<p>50 anni fa solo il 7% degli italiani praticava uno sport (maggiormente la caccia e il calcio), ma le giornate erano caratterizzate da uno stile di vita molto attivo, nei bambini con i giochi all’aperto e senza la presenza pervasiva di schermi TV, pc o smartphone, nei mezzi di locomozione e nelle mansioni lavorative negli adulti. Con lo sviluppo economico <strong>è aumentata incredibilmente la sedentarietà</strong> ma progressivamente anche lo sport nel tempo libero. Ai giorni nostri infatti, la <strong>percentuale degli sportivi è salita al 60%</strong> con la prevalenza di attività in palestra, fitness, running, a seguire calcio, nuoto e infine gli altri sport in minori percentuali.</p>
<p>La crescita della popolazione di sportivi è forse legata all’atavico bisogno di muovere il proprio corpo o anche per contrastare l’incremento dell’obesità e delle malattie ad essa correlate. Sta di fatto che sempre più persone indossano scarpe da ginnastica e tuta durante la settimana per svolgere una qualche attività.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Lo sport: in quale momento della giornata?<br /></span></h3>
<p>Per ottenere il massimo beneficio dall’attività fisica bisogna inserirla in modo corretto rispetto ai pasti e agli orari della giornata. Questo potrebbe contrastare con l’impostazione che avete dato alla vostra giornata che non tiene conto delle esigenze della fisiologia umana. Bisogna anzitutto ricordare che essendo animali diurni le attività di massimo impegno e fatica devono essere <strong>svolte al mattino o nelle fasi centrali della giornata</strong>. La <a href="https://www.lipinutragen.it/ritmi-circadiani-e-metabolismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sincronizzazione coi ritmi circadiani</a> è essenziale per lavorare in modo efficiente ed efficace sul nostro corpo.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Normocaloricità<br /></span></h3>
<p>Dal punto di vista quantitativo l’alimentazione dello sportivo dovrebbe essere normocalorica &#8211; rispettando le aumentate richieste energetiche &#8211; con una distribuzione calorica lungo tutta la giornata, senza saltare <strong>la colazione che</strong>, al contrario,<strong> deve essere uno dei pasti principali</strong> della giornata.</p>
<p>Utilizzando la chiave di lettura del sistema nervoso autonomo (SNA) e dell’asse neuroendocrino del cortisolo (HPA) sappiamo che è presente naturalmente nell’uomo un ciclo, come una sinusoide, che ha un massimo nelle prime ore del giorno e un minimo a tarda sera e nelle prime ore notturne. Purtroppo, lo stile di vita moderno, con l’allungamento degli orari dei pasti e delle attività nelle ore serali, ha generato una desincronizzazione e un appiattimento di questi assi con conseguenze tangibili sullo stato energetico delle persone e sulla resilienza.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Perché evitare di cenare tardi<br /></span></h3>
<p>Ad esempio, lo svolgimento di un allenamento alle 7 – 8 di sera o più tardi, alzerà gli assi SNA e HPA in una fase della giornata in cui sarebbero dovuti scendere. Il successivo pasto alzerà ulteriormente il cortisolo e “terrà sveglia” l’insulina tutta la notte, impedendo così ad altri ormoni, tra cui il GH e la melatonina di svolgere i loro compiti di recupero e di avere un ciclo del sonno naturale e rigeneratore. Questo effetto sarà più o meno marcato a seconda della composizione quali-quantitativa del pasto. (per approfondimenti &gt; <a href="https://www.lipinutragen.it/orologio-biologico-ed-alimentazione/">https://www.lipinutragen.it/orologio-biologico-ed-alimentazione/</a>)</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Cibo è energia<br /></span></h3>
<p>Altro elemento da considerare è la presenza di carburante per sostenere l’attività fisico-motoria. Sappiamo che il muscolo può utilizzare zuccheri o grassi in una miscela variabile. Mentre il serbatoio del grasso è quasi infinito, quello degli zuccheri, sottoforma di glicogeno, è molto più piccolo e limitato (500 g circa nei muscoli e 100 g circa nel fegato). Ecco perché prima dello sport bisogna partire con <strong>i serbatori di glicogeno nei muscoli e nel fegato pieni,</strong> mentre lo stomaco deve essere vuoto per non avere in corso costosi processi digestivi.</p>
<p>Per questo motivo è importante evitare i lunghi digiuni e <strong>introdurre sapientemente gli spuntini</strong>, la cui composizione varierà in funzione del tempo a disposizione prima dell’attività motoria.</p>
<p>Chiaramente la questione è molto articolata e richiede di essere studiata caso per caso e dopo una valutazione della composizione corporea e dello stato di idratazione tissutale individuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Si rimanda inoltre all’articolo precedentemente pubblicato per gli interessanti risvolti emersi sul fabbisogno di omega-3 negli sport di endurance &gt; <a href="https://www.lipinutragen.it/lipidomica-per-lo-sportivo/">https://www.lipinutragen.it/lipidomica-per-lo-sportivo/</a></em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">(1) Girolamo Mercuriale, <em>De arte gymnastica</em>. Ilte Industria Libraria Tipografica Editrice, Torino, 1960, 421 pagine, p. XIII<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(2) Morris et al. Coronary heart-disease and physical activity of work. Lancet. 1953 Nov 21; 262(6795):1053-1057.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(3) Fiuza-Luces C. Exercise is the Real Polypill. 2013 <em>Physiology </em>28:330-358.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articolo a cura di</strong></p>
<p><a href="http://www.nutrizioneintegrata.it/"><span style="font-size: 12pt;">Francesco Bonucci</span></a><span style="font-size: 12pt;"> – MSc, Biologo Nutrizionista</span></p>
<p><em><span style="font-size: 12pt;">I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</span></em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: <span id="imageIdText">52648870</span> ©udra /123rf.com</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sport-e-alimentazione-lipinutragen_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sport-e-alimentazione-lipinutragen_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>Lipidomica per lo sportivo: focus sul ciclismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 10:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6170 alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica.png" alt="Nutri lipidomica" width="401" height="67" /><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Lipidomica-sportivo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9939 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Lipidomica-sportivo.jpg" alt="" width="770" height="275" /></a></p>
<h2><span style="color: #737373;">Membrana cellulare ed acidi grassi</span></h2>
<p>Gli acidi grassi costituiscono l’impalcatura delle membrane cellulari influenzandone le caratteristiche strutturali e l’efficienza nello svolgere una determinata attività (es. Muscolo=Contrazione).</p>
<p>Le principali famiglie di acidi grassi presenti nelle membrane sono: grassi Saturi (SFA), Monoinsaturi (MUFA) e Polinsaturi (PUFA omega-6 ed omega-3) organizzati in macromolecole chiamate fosfolipidi [1].</p>
<p>Gli acidi grassi, oltre ad avere un ruolo strutturale, vengono utilizzati a scopo energetico (es. SFA) e sono coinvolti nei meccanismi di immunità ed infiammazione, come nel caso dei PUFA omega-6 ed omega-3. Questi ultimi vengono definiti acidi grassi essenziali; devono essere necessariamente assunti attraverso l’alimentazione in quanto le nostre cellule non riescono a sintetizzarli, a differenza di quanto accade per SFA e MUFA.</p>
<p>La membrana cellulare non è soltanto una struttura statica che delimita le cellule, ma è una struttura molto dinamica, che risponde alle esigenze della cellula fornendo acidi grassi prontamente disponibili.</p>
<p>La membrana è in grado di rispondere a tutte le variazioni interne (stato metabolico, stress e infiammazione) ed esterne (alimentazione, fattori ambientali) a cui la cellula è esposta.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Sport e lipidomica: “l’unione fa la forza”<br /></span></h3>
<p>Le membrane di uno sportivo di endurance, che segue programmi di allenamento e svolge competizioni che richiedono degli sforzi e delle sollecitazioni prolungate nel tempo, devono essere in grado di rispondere prontamente a questi stimoli, con un turn-over di acidi grassi molto inteso.</p>
<p>Con l’analisi lipidomica di membrana, eseguita sul globulo Rosso Maturo (mGR), cellula reporter dello stato di tutti i tessuti, si valuta lo <strong>stato metabolico e nutrizionale dello sportivo</strong>.</p>
<p>L’alimentazione di uno sportivo che non prevede l’assunzione degli acidi grassi PUFA (Polinsaturi), determinerà un deficit in membrana, che non garantirà il giusto ricambio di acidi grassi con conseguente rallentamento nei tempi di recupero e nella rigenerazione cellulare, con riduzione della performance o fenomeni di “overtraining”. La conoscenza dello stato delle membrane dei mGR rappresenta quindi un’informazione utile per massimizzare la risposta cellulare allo sforzo fisico.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il ruolo del DHA nel ciclismo<br /></span></h3>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/ciclisti-300x235-1-1.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-8618" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/ciclisti-300x235-1-1.png" alt="" width="250" height="196" /></a>È noto che nell’attività fisica, gli organi che sono maggiormente esposti allo sforzo sono il cuore ed i muscoli. Da studi su animali e sull’uomo si è visto che il tessuto cardiaco [2] e muscolare [3] sono ricchi in DHA, acido grasso omega-3, suggerendo un suo ruolo centrale nella fisiologia di questi organi. È stato dimostrato che la supplementazione con olio di pesce (ricco in DHA) riduce il battito cardiaco ed il consumo di ossigeno utilizzato durante uno sforzo sub massimale (soglia anaerobica) in ciclisti professionisti, con un aumento della resistenza alla fatica [4].</p>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/grafico.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-9935 size-full" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/grafico.jpg" alt="" width="600" height="52" /></a></p>
<p>A fronte di queste evidenze, <strong>il Team Scientifico di Lipinutragen, ha studiato gli effetti di un <u>allenamento</u> e di una <u>gara </u>di endurance, in ciclisti amatoriali, studiando la membrana dei loro mGR (globuli rossi maturi) per individuare i cambiamenti e le sollecitazioni causate dallo sforzo fisico intenso.</strong></p>
<p>I risultati di questo studio, pubblicati sulla rivista speciale del “Journal of Strength and Conditioning Research” [5], mostrano che, durante un allenamento di resistenza (2 allenamenti consecutivi da 100 km l’uno) ed una gara di endurance (Granfondo “Colle delle Finestre” da 96km), si verifica un cambiamento della composizione degli acidi grassi di membrana dei mGR misurati prima e dopo gli allenamenti e prima e dopo la gara.</p>
<p>In particolare, si è visto che:</p>
<ul>
<li><strong>l’86% dei ciclisti presentavano un deficit di DHA</strong> (rispetto ai valori normali osservati nella popolazione italiana [6]) già prima dell’allenamento. Tale carenza risultava ancora più evidente dopo l’allenamento;</li>
<li>la deplezione del DHA risulta ancora maggiore<strong> a seguito di una gara</strong>, con una <strong>riduzione di circa 2 volte del DHA</strong> in membrana (dal 4,4% pre-gara al 2,4% post gara);</li>
<li>un’integrazione di poche settimane a base di DHA (250mg/giorno)* è sufficiente per riportare il DHA in membrana entro i valori ottimali (7,3% di DHA dopo 9 settimane di supplementazione).</li>
</ul>
<p>In questo studio si è potuto osservare un rapido cambiamento della composizione degli acidi grassi di membrana a testimonianza della loro dinamicità in risposta ad uno sforzo sub massimale e massimale. In particolare, si rileva un forte coinvolgimento del DHA, acido grasso omega-3 notoriamente coinvolto nei meccanismi infiammatori e di stress, entrambi intensificati durante lo sforzo di endurance e in misura maggiore durante la gara, dove l’intensità dello sforzo richiede un aumento di DHA bio-disponibile (DHA libero). Questi cambiamenti della membrana causano una minore efficienza del consumo di ossigeno a livello muscolare e cardiaco con diminuzione della resistenza alla fatica ed un calo della performance atletica.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">L’Analisi FAT PROFILE a supporto dell’attività sportiva<br /></span></h3>
<p>L’analisi lipidomica del mGR FAT PROFILE, con le suddette premesse, risulta uno strumento utile ed affidabile per monitorare l&#8217;equilibrio della membrana e per stabilire un&#8217;integrazione lipidica personalizzata da combinare con la consulenza nutrizionale e le tecniche di allenamento volte all’ottimizzazione delle prestazioni sportive.</p>
<p>Queste informazioni possono essere d’aiuto, a tutti gli atleti ed a tutti i professionisti nell’ambito dello sport, per avviare dei piani di integrazione personalizzata supportando l’atleta durante i periodi di gara e/o in fase di preparazione, al fine di garantirgli la massima funzionalità dei tessuti ed evitare cali di performance.</p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>* COMPOSIZIONE del prodotto a base di DHA utilizzato<br /></em></span><span style="font-size: 12pt;"><em>Nome commerciale: <strong><a href="https://www.lidha.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Li DHA</a></strong></em></span><em><span style="font-size: 12pt;"><br />Composizione: 250 mg DHA ,100 mg VITAMINA C, 10 mg VITAMINA E, 110 mg l-GLICERILFOSFORILCOLINA, 2,5 mg Astaxantina, 5 mg ACIDO LIPOICO.</span> <br /></em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">[1] Ferreri, C. et al. Fatty acids in membranes as homeostatic, metabolic and nutritional biomarkers: recent advancements in analytics and diagnostics. Diagnostics, 2017; 7(1), 1; doi:10.3390/diagnostics7010001.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[2] Pepe S, McLennan PL. Cardiac membrane fatty acid composition modulates myocardial oxygen consumption and postischemic recovery of contractile function. Circulation, 2002; 105(19): 2303-8.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[3] Peoples GE, McLennan PL. Dietary fish oil reduces skeletal muscle oxygen consumption, provides fatigue resistance and improves contractile recovery in the rat in vivo hindlimb. British Journal of Nutrition, 2010; 104(12), 1771-1779.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[4] Peoples GE, McLennan PL, Howe PRC, Groeller H. Fish oil reduces heart rate and oxygen consumption during exercise. J Cardiovasc Pharmacol., 2008; 52(6), 540 – 547.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[5] Pierotti, S., Torquato, P., Larocca, A.V., Ferreri, C. Erythrocyte membrane DHA depletion after a gran fondo cycling race: A pilot observational case study. Oral Abstract presentation of XII International Symposium In Strength Training &amp; Ironfemme Study. Journal of Strength and Conditioning Research. 2020, 34, 3, e262.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[6] Ferreri C., Chatgilialoglu C. Role of fatty acid-based functional lipidomics in the development of molecular diagnostics tools. Expert Review of Molecular Diagnostics, 2012; 12, 767-780</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;">Articolo a cura di:<br /></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>Pierangelo Torquato, PhD &#8211; Direttore del Laboratorio di lipidomica Lipinutragen</em></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: <span id="imageIdText">31652560</span> ©neyro2008 /123rf.com</span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Lipidomica-per-lo-sportivo-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Lipidomica-per-lo-sportivo-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>Mangia meno e muoviti di più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 11:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[Sport e performance]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/mangia-meno-e-muoviti/">Mangia meno e muoviti di più</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_2 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6170 alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica.png" alt="Nutri lipidomica" width="401" height="67" /><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-9691 size-full alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/mangiare-meno.jpg" alt="" width="770" height="275" /></p>
<h2><span style="color: #737373;">La dieta della società moderna<br /></span></h2>
<p>La società moderna, largamente urbanizzata, è caratterizzata da una forte sedentarietà e da una presenza ubiquitaria di cibo di scarsa qualità, povero di nutrienti, poco costoso, ma altamente calorico. Queste caratteristiche rendono il mondo occidentale fortemente obesogeno con tutte le problematiche di salute e malattie cronico-degenerative legate all’eccesso di grasso corporeo.</p>
<p>Al contrario è noto come l’uomo si sia evoluto in un ambiente con risorse alimentari limitate e soggetto a periodi ciclici di carestie. Una pressione ambientale di questo tipo ha fatto sì che si selezionasse il cosiddetto genotipo risparmiatore (<em>thrifty gene hypothesis</em>) (1) che, in condizioni di alterna presenza di risorse nutrizionali, è in grado di far accumulare grassi più facilmente. I grassi di deposito stoccati, grazie ad una maggiore resistenza insulinica, verranno poi utilizzati con parsimonia nei periodi di carestia. Questa caratteristica fenotipica, vincente nei secoli caratterizzati dalla presenza non costante di risorse alimentari, diventa invece perdente per l’uomo della società moderna. Il cibo è diventato un bene di consumo ed è presente 24 ore su 24 e reperibile 365 giorni l’anno senza un’alternanza stagionale, esponendo l&#8217;uomo a tutte le malattie dismetaboliche quali obesità, ipertensione e diabete.</p>
<p>L’effetto negativo di ciò, si osserva attualmente in popolazioni che fino a qualche decennio fa vivevano in modo tradizionale e solo recentemente sono state “civilizzate”, con l’alimentazione occidentale e lo stile di vita “comodo” e quindi sedentario; è il caso della tribù dei Pima, nativi americani dell’Arizona, che rappresentano un esempio vivente di questa transizione di stili di vita con il conseguente raggiungimento di livelli di diabete ed obesità elevatissimi (fino oltre il 75%). (2)</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il modello del bilanciamento energetico<br /></span></h3>
<p>Con l’intento di arginare l’obesità, agli inizi del ‘900, si è fatto strada il modello basato sull’ipotesi del bilancio energetico che vede l’aumento del peso corporeo come uno sbilanciamento tra energia in entrata (alimentazione) ed energia consumata (metabolismo basale + attività).<a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Fig1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-9688 size-full" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Fig1.jpg" alt="" width="300" height="276" /></a></p>
<p>]<span style="font-size: 12pt;"><strong>Figura 1:</strong> Modello del bilancio energetico<br /><em>(fonte: https://www.dgphysique.com/post/eating-clean-vs-being-in-a-calorie-deficit)<br /></em></span><br /><span style="font-size: 12pt;">Calorie introdotte = calorie consumate → mantenimento del peso</span><br /><span style="font-size: 12pt;">Calorie introdotte &lt; calorie consumate → riduzione del peso</span><br /><span style="font-size: 12pt;">Calorie introdotte &gt; calorie consumate → aumento del peso</span>[/vc_column_text][/vc_column_inner][/vc_row_inner]Il modello si è fatto strada in un’epoca in cui l’endocrinologia non si era ancora sviluppata e, in modo molto semplicistico, equiparava l’organismo ad un “forno”. Ricordiamo che in quei tempi si avevano a disposizione i calorimetri e mancava la conoscenza della fisiologia della nutrizione nella sua complessità così come degli assi metabolici che regolano i dispendi energetici. Non intendendo confutare le leggi della fisica, bisogna infatti considerare che i sistemi biologici possiedono meccanismi omeostatici che possono alterare le quote energetiche dedicate all’accumulo, piuttosto che alla termogenesi, o ancora il diverso grado di assorbimento o assimilazione dei nutrienti, ecc.</p>
<p>Questo modello centrato sulle calorie appare quindi limitato e non considera che il corpo umano ha un fabbisogno energetico al disotto del quale non bisognerebbe scendere, per non innescare meccanismi di difesa e risparmio energetico tipici del fenotipo risparmiatore.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">La spesa energetica e conseguenze sull&#8217;organismo<br /></span></h3>
<p>La spesa energetica totale nelle 24 ore (EE) è data dal Metabolismo Basale (RMR) (somma del dispendio di tutti gli organi e apparati) + Effetto Termico del Cibo (TEF) (spesa energetica per la digestione dei cibi e gli assorbimenti) + Attività Motoria, divisa in Spontanea (NEAT) e Volontaria (Exercise).</p>
<p>Nella figura seguente si osserva che la quota maggiore di dispendio energetico nelle 24 ore è data dal metabolismo basale (Resting Metabolic Rate) che rappresenta il costo, in termini di energia, dell’essere vivi e funzionanti. Il TEF riguarda la digestione e l’assimilazione dei cibi e dipende molto dal tipo di alimenti (consistenza, presenza di fibre, ecc.) e dalle condizioni metaboliche del soggetto. L’attività fisica volontaria è mediamente una percentuale inferiore rispetto alle attività quotidiane involontarie.<a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Fig2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-9689" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Fig2.jpg" alt="" width="350" height="283" /></a></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>Figura 2</strong>: </span><br /><span style="font-size: 12pt;">percentuali di spesa energetica per categorie:<br />Resting Metabolic Rate rappresenta tra il 60-80% del totale, Thermic Effect of Meals/Food il 10%, Attività fisica (volontaria e non) una percentuale molto variabile tra il 20-50%. (3)</span>[/vc_column_text][/vc_column_inner][/vc_row_inner]Molto banalmente, se un individuo con eccesso di peso, in grasso corporeo, introduce troppe calorie rispetto ai suoi fabbisogni è evidente che mangiare meno (e muoversi di più) rappresenti una soluzione opportuna.</p>
<p>Al contrario, per un soggetto con eccesso di grasso corporeo che mangia meno del suo fabbisogno basale, magari con un passato di diete ipocaloriche drastiche, una riduzione di apporti energetici difficilmente potrà essere una strategia efficace. Una riduzione calorica eccessiva, rispetto ai fabbisogni individuali, viene interpretata dal nostro sistema neuroendocrino come uno stressor e spingerà l’organismo ad esprimere il cosiddetto fenotipo risparmiatore, adeguandosi in tal modo alla restrizione calorica senza più perdere peso.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">I lipidi, da nemici ad amici<br /></span></h3>
<p>Poiché i grassi sono i macronutrienti a più alto valore energetico (9 kcal/g circa), la risposta all’obesità basata sul modello del bilancio energetico ha generato delle diete ipocaloriche a ridotto contenuto lipidico (<em>low fat</em>). Negli anni ’70 le principali linee guida nutrizionali stabilivano che l’alimentazione corretta era quella con pochi grassi e con maggior presenza di carboidrati; su questa spinta si è sviluppata tutta l‘industria dei prodotti <em>light</em> e <em>low fat</em>, ma con presenza di molti zuccheri. È sotto gli occhi di tutti che questo modello sia stato fallimentare e che diabete e obesità (diabesità) siano raddoppiati diverse volte negli ultimi 40 anni.</p>
<p>Per questo motivo i grassi alimentari sono stati tanto vituperati e solo recentemente stanno tornando alla ribalta, acquisendo un ruolo di macronutriente primario e passando ad una percentuale maggiore (fino al 35% delle calorie totali) raccomandata dalle linee guida per la sana nutrizione (LARN IV edizione, 2014).</p>
<p>Ovviamente non tutti i grassi sono uguali e vanno assunti scegliendo correttamente tra saturi (SFA), monoinsaturi (MUFA) e polinsaturi (PUFA) omega 6 (ω-6) e omega 3 (ω-3), si tratta perciò di bilanciarli scegliendo le fonti alimentari in modo opportuno.</p>
<p>A livello molecolare possiamo osservare che la cellula cerca un equilibrio lipidico nella propria membrana plasmatica. Questo perché i grassi cellulari hanno delle funzioni specifiche a seconda del tessuto od organo che vanno a comporre. Oltre alle proprietà strutturali, i lipidi sono, tra le altre cose, delle molecole segnale, fondamentali nei processi infiammatori ed antinfiammatori. Squilibri dei grassi, quindi, a livello di membrana sono correlabili con diverse condizioni metaboliche, inclusa l’obesità.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span></span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: 12pt;">Neel JV. Diabetes mellitus: a “thrifty” genotype rendered detrimental by “progress”? 1962. Am J Hum Genet.</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt;">Schulz LO. Effects of Traditional and Western Environments on Prevalence of Type 2 Diabetes in Pima Indians in Mexico and the U.S. 2006. Diabetes Care.</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt;">Manini TM. Energy expenditure and aging. 2010. Ageing Research Review</span></li>
</ol>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;">Articolo a cura di:<br /></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><a href="http://www.nutrizioneintegrata.it/"><em>Francesco Bonucci</em></a><em> – MSc, Biologo Nutrizionista</em></span></p>
<p><em><span style="font-size: 12pt;">I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</span></em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: <span id="imageIdText">27291006</span> ©Natalia Klenova /123rf.com</span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Mangia-meno-e-muoviti-lipinutragen_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Mangia-meno-e-muoviti-lipinutragen_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>Attività motoria e modulazione della fluidità di membrana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2019 11:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità Scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Sport e performance]]></category>
		<category><![CDATA[attività motoria]]></category>
		<category><![CDATA[modulazione fluidità membrana]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/attualita-scientifica-def1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8688 size-full" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/attualita-scientifica-def1.jpg" alt="" width="770" height="151" /></a></p>
<h2><span style="color: #737373;">La membrana cellulare e parte dei suoi componenti</span></h2>
<p>La fosfatidilcolina (PC) e la fosfatidiletanolammina (PE) sono componenti della membrana cellulare e ne influenzano fortemente la fluidità e le funzioni recettoriali; la fosfatidilcolina rappresenta circa il 50% dei lipidi di membrana, mentre la fosfatidiletanolammina è solitamente circa la metà.</p>
<h2><span style="color: #737373;">Uno studio che pone l’accento sulle risposte cellulari sottoposte a sforzo fisico</span></h2>
<p>Il recente studio clinico “<em>Skeletal muscle phosphatidylcholine and phosphatidylethanolamine respond to exercise and influence insulin sensitivity in men”</em>, pubblicato su Scientific Report di Nature, dimostra che il rapporto tra questi due fosfolipidi all&#8217;interno del muscolo scheletrico è modulato dall&#8217;attività fisica e può influenzare il metabolismo del glucosio e l’energetica mitocondriale. Negli uomini che fanno attività fisico-motoria di resistenza e forza, i livelli di glucosio e insulina sono migliorati e l&#8217;area mitocondriale del muscolo scheletrico è aumentata, innescando una maggiore espressione del gene che codifica per il PGC-1 (coattivatore 1 del proliferatore gamma del perossisoma), che regola la creazione di mitocondri.<br />L’esercizio fisico interviene, aumentando, i livelli muscolari di entrambi i fosfolipidi, ma l’incremento di PE è il doppio rispetto a quello di PC, con conseguente riduzione del rapporto PC:PE. Il rapporto PC:PE è risultato correlato negativamente ad una misura della sensibilità insulinica a livello corporeo.</p>
<p>Questa ricerca ha sottolineato l&#8217;importanza dell’attività fisico-motoria in rapporto ai mitocondri, nell’ottica di migliorare il modo in cui le risorse cellulari vengono utilizzate e/o immagazzinate. Tale meccanismo ha, a sua volta, un impatto sullo stato e sull&#8217;invecchiamento delle cellule.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/pubblicazione-scientifica.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8667  alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/pubblicazione-scientifica.jpg" alt="" width="36" height="34" /></a>Per la pubblicazione &gt;&gt; <a href="https://www.nature.com/articles/s41598-018-24976-x" target="_blank" rel="noopener">https://www.nature.com/articles/s41598-018-24976-x</a></span></p>
<hr class="lpn-sep" /></div>
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		<title>Nutrizione molecolare e attività sportiva</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/nutrizione-molecolare-e-attivita-sportiva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Bonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 07:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[Sport e performance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L’attività fisica è un pilastro del benessere umano e apporta indubbi e numerosi benefici alla salute. Una nota dell’OMS del 2014 correla l’inattività fisica come causa principale di malattie croniche non trasmissibili: per il 21-25% dei tumori della mammella e del colon; per il 27% dei casi di diabete; per il 30% delle malattie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/nutrizione-molecolare-e-attivita-sportiva/">Nutrizione molecolare e attività sportiva</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5268 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica-testata.png" alt="Nutri-lipidomica-testata" width="700" height="89" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L’attività fisica</b> è un pilastro del benessere umano e <b>apporta indubbi e numerosi benefici alla salute</b>. Una nota dell’OMS del 2014 correla l’inattività fisica come causa principale di malattie croniche non trasmissibili:</p>
<ul>
<li>per il 21-25% dei tumori della mammella e del colon;</li>
<li>per il 27% dei casi di diabete;</li>
<li>per il 30% delle malattie cardiache ischemiche.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per l’essere umano quindi la sedentarietà rappresenta un’anomalia, mentre <b>l’attività fisica è una condizione ottimale per vivere in salute</b>. L’essere stati cacciatori raccoglitori è stato un passaggio evolutivo fondamentale che ha plasmato il nostro DNA, come documentato dai biologi evoluzionisti Bramble e Lieberman su un articolo, apparso nel 2004 sulla prestigiosa rivista Nature, dal titolo “Born to Run” (nati per correre) (1).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2867 aligncenter" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/piramide-Fonte-ISS-progetto-cuore.jpg" alt="Piramide dell'attività fisica Fonte ISS progetto cuore" width="500" height="406" /> Piramide dell’attività fisica. Fonte Istituto Superiore della Sanità, Progetto Cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L’atleta, a maggior ragione, necessita di carburante di qualità</b> e di alto valore nutrizionale, che presuppone il seguire una dieta di base equilibrata.<b> Ogni sportivo poi, richiederebbe un piano nutrizionale personalizzato</b> che parta da una corretta valutazione antropometrica e dei suoi fabbisogni energetici legati a diverse variabili quali: età, sesso, tipologia di attività, frequenza e livello di allenamenti, ecc.</p>
<div style="background-color: #edf7de; padding: 20px;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #737373;">Una corretta valutazione della composizione corporea &#8211; successivamente alla visita medica sportiva &#8211; affidata al medico, al biologo nutrizionista o al dietista, comprende valutazioni antropometriche standard, bioimpedenziometria tricompartimentale e/o plicometria ed è volta all’elaborazione di un piano nutrizionale personalizzato. È ora possibile includere anche l’analisi dei lipidi di membrana* da affiancare ai controlli ematochimici di routine.</span></p>
<p style="font-size: 14px;"><span style="color: #78a742;">*E’ opportuno eseguire questo test seguendo le metodiche standardizzate attraverso l’impiego di robotica analitica.</span></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il maggiore impegno a cui si sottopone <b>l’organismo con l’esercizio fisico richiede adeguati apporti di carboidrati, proteine, lipidi, micronutrienti e liquidi</b> per garantire, oltre alle necessità metaboliche, anche funzioni specifiche legate ai meccanismi di recupero, alle risposte adattative all’allenamento e ai meccanismi di termoregolazione (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L’attività fisica, se non supportata da un’alimentazione ottimale</b> o condotta ad un’intensità scorretta e con tempi di recupero non adeguati, <b>può produrre effetti negativi</b> legati a un’eccessiva produzione di radicali liberi (ROS Reactive Oxigen Species). Un accumulo di tali sostanze può produrre danni alle strutture cellulari quali il DNA, le proteine e i lipidi di membrana (lipoperossidazione) ed è correlato all’infiammazione nonché al danno muscolare e al dolore post-esercizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente, se da un lato l’esercizio fisico di lunga durata o ad alta intensità, aumentano la produzione di ROS dall’altro, nello <b>sportivo ben allenato e ben nutrito, avviene un adattamento</b> che ne riduce la produzione. Al contempo si verifica un aumento della barriera protettiva antiossidante attraverso un adeguamento funzionale di enzimi quali la Superossido Dismutasi (SOD) e la Glutatione Perossidasi (GSH).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Oltre alla modulazione dei fabbisogni calorici in funzione del maggior dispendio energetico</b> legato alla specifica attività sportiva, <b>risulta quindi importante includere cibi ricchi di antiossidanti</b> e ad azione antinfiammatoria naturale quali frutta e verdura di stagione, frutta secca, cereali integrali ed oli vegetali ricchi di vitamina E e fonti vegetali e ittiche di Omega 3 (3). <b>Per lo sportivo risulta opportuno valutare con la lipidomica la necessità di intervenire, non solo con l’alimentazione, ma anche con un’integrazione personalizzata</b> di acidi grassi Omega 3 (4) che, oltre ad un&#8217;azione antinfiammatoria, risultano avere un effetti positivi sullo stimolo anabolico che concorre al mantenimento del tono muscolare anche attraverso meccanismi di modulazione genica (5, 6).</p>
<hr class="lpn-sep" />
<h2><em><span style="color: #a56b39; font-size: 14pt;">La ricetta NUTRI-lipidomica</span></em><br />
<span style="color: #737373; font-size: 20pt;">Barretta per lo sportivo</span></h2>
<p>Barrette energetiche per lo sportivo</p>
<p><b>Ingredienti:</b></p>
<ul>
<li>Datteri freschi senza nocciolo 200 g</li>
<li>Fiocchi d’avena 150 g</li>
<li>Uvetta 80 g</li>
<li>Nocciole 60 g</li>
<li>Noci 30 g</li>
<li>Semi di Chia 10 g</li>
<li>Composta di frutta 60 g</li>
<li>Cannella in polvere 1 cucchiaino</li>
</ul>
<p><b>Preparazione</b></p>
<p style="text-align: justify;">Mescolare gli ingredienti e porli in un frullatore a velocità media finché non risultino ben amalgamati. Preparare un vassoio quadrato con carta forno sul fondo e stendervi il composto colloso e in parte grumoso a formare uno strato uniforme dello spessore di 1-2 cm massimo. Rivestire con altra carta forno e lasciare in frigorifero a rapprendere per 2 ore circa. Successivamente tagliare in forme quadrate e conservare in frigo in un contenitore ermetico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span><br />
<span style="font-size: 9pt;">(1) Bramble D. M, et al. Endurance running and the evolution of Homo. Nature 432, 345–352 (2004)<br />
(2) McArdle D. W. Et al. Fisiologia applicata allo sport. Aspetti energetici, nutrizionali e performance. Casa Editrice Ambrosiana, seconda edizione 2009<br />
(3) Fetterman JW Jr, et al. Therapeutic potential of n-3 polyunsaturated fatty acids in disease. Am J Health Syst Pharm. 2009 Jul 1;66(13):1169-79<br />
(4) Tartibian B, et al. Omega-3 fatty acids supplementation attenuates inflammatory markers after eccentric exercise in untrained men. Clin J Sport Med. 2011 Mar;21(2):131-7<br />
(5) Smith GI, et al. Dietary omega-3 fatty acid supplementation increases the rate of muscle protein synthesis in older adults: a randomized controlled trial. Am J Clin Nutr. 2011 Feb;93(2):402-12<br />
(6) Yoshino J, et al. Effect of dietary n-3 PUFA supplementation on the muscle transcriptome in older adults. Physiol Rep. 2016 Jun;4(11)</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articolo a cura di</strong><br />
<span style="font-size: 12pt;"> <em>Dr. Francesco Bonucci &#8211; Biologo Nutrizionista</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</em></span></p>
<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/nutrizione-molecolare-e-attivita-sportiva/">Nutrizione molecolare e attività sportiva</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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