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	<title>Infiammazione Archivi &#8226; Lipinutragen</title>
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	<title>Infiammazione Archivi &#8226; Lipinutragen</title>
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		<title>LA RELAZIONE PELLE-INTESTINO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 06:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[intestino]]></category>
		<category><![CDATA[intestino permeabile]]></category>
		<category><![CDATA[pelle]]></category>
		<category><![CDATA[relazione pelle intestino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/relazione-pelle-intestino/">LA RELAZIONE PELLE-INTESTINO</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il concetto di barriera<br />
</span></h2>
<p>In un precedente <a href="https://www.lipinutragen.it/grassi-ed-equilibrio-cellule-epiteliali/" target="_blank" rel="noopener"><u>articolo</u></a> abbiamo analizzato il concetto di barriera come componente essenziale a protezione dell&#8217;organismo nei confronti dell&#8217;ambiente esterno.</p>
<p>Le barriere fisiologiche del nostro organismo sono:</p>
<ul>
<li>l&#8217;epidermide</li>
<li>la mucosa intestinale</li>
<li>la mucosa genitale</li>
<li>la mucosa orale e nasale</li>
</ul>
<p>Queste strutture, formate da uno o più strati di cellule affiancate l&#8217;una all&#8217;altra come se fossero dei mattoni tenuti insieme dalla malta, rappresentano la prima linea di difesa verso agenti ambientali dannosi o patogeni. La funzione di difesa nei punti di interfaccia con l&#8217;ambiente esterno è così importante che la maggior parte delle cellule immunitarie di tutto l&#8217;organismo risiede nelle mucose.</p>
<p>Tutte le barriere sono costituite da:</p>
<p>&#8211; una componente cellulare (mono o pluristratificata)<br />
&#8211; una componente batterica<br />
&#8211; una componente immunologica</p>
<p>L&#8217;organizzazione spaziale e l&#8217;interazione biochimica di questi elementi garantisce la corretta separazione dall&#8217;ambiente esterno e, quindi, la protezione da esso.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">La salute della pelle e dell&#8217;intestino sono collegate</span></h2>
<p>Sebbene la pelle e la mucosa intestinale siano formate da cellule diverse (cheratinociti ed enterociti, rispettivamente), nella realtà posseggono molte similitudini per quanto riguarda gli aspetti fisiologici. Infatti, entrambe devono ostacolare il passaggio di agenti patogeni, tossici ambientali e agenti chimico-fisici come i raggi UV, nel caso della pelle, o impedire il passaggio di contaminanti alimentari, metalli, batteri, fermo restando lo scambio di acqua e nutrienti, nel caso dell&#8217;intestino.</p>
<p>Queste funzioni vengono garantite da due aspetti fondamentali:</p>
<p>&#8211; la coesione dello <strong>strato epiteliale</strong></p>
<p>&#8211; l&#8217;equilibrio della <strong>popolazione microbica commensale</strong></p>
<p>Come esempio possiamo citare la <a href="https://www.lipinutragen.it/sindrome-intestino-permeabile/" target="_blank" rel="noopener"><strong><u>sindrome dell&#8217;intestino permeabile</u></strong></a>, di cui spesso si sente parlare. Con questo termine ci si riferisce ad una condizione di aumentata permeabilità dell’epitelio (ovvero uno “scollamento” di alcune parti della membrana degli enterociti, strettamente collegate fra di loro, le cosiddette “tight junctions”) e di conseguenza avviene il passaggio di sostanze nocive e batteri attraverso l’epitelio con attivazione di una risposta defensiva, che è l’infiammazione a livello intestinale. Il processo infiammatorio dovuto a permeabilità non si risolve, fintanto che resta questo problema, e ciò determina la conseguente perdita di equilibrio nelle popolazioni microbiche commensali, che non possono più svolgere le loro attività bilanciate e perdono la loro capacità di protezione. Il perpetuarsi di questo stato di squilibrio può instaurare una iper-reattività immunitaria che, insieme all&#8217;infiammazione, può ripercuotersi a livello sistemico.</p>
<p>Dato che le cause di alterata permeabilità per perdita di “aderenza” nel tessuto epiteliale e conseguente infiammazione sono comuni a tutte le barriere, spesso all’intestino si associa una simile situazione anche per l’epidermide. Ovvero, i <strong>problemi dermatologici</strong> (acne, rosacea, dermatiti, eczemi, psoriasi) <strong>coesistono con i problemi intestinali</strong>. A volte, inoltre, si possono riscontrare in associazione problemi respiratori come ad esempio asma, rinite o bronchiti.</p>
<p>La <strong>disbiosi</strong> e <strong>l&#8217;alterata permeabilità dello strato epiteliale</strong> vanno, quindi, <strong>di pari passo</strong>: mentre in condizioni fisiologiche avviene una sinergia di protezione, in condizioni patologiche l&#8217;alterazione di una pregiudica il funzionamento dell&#8217;altra. Come comune denominatore c&#8217;è il <strong>processo infiammatorio</strong> sottostante che alimenta il deterioramento funzionale della barriera.</p>
<p>La buona notizia è che se si interviene in modo mirato sulla componente cellulare, è possibile ripristinare il funzionamento delle barriere. Nel caso dell&#8217;intestino, l&#8217;integrità dello strato di enterociti e l&#8217;arresto del processo infiammatorio sono due priorità, e interventi mirati e sinergici sia all’equilibrio del microbiota che all’allontanamento dello stato infiammatorio possono giungere alla vera soluzione dei disturbi.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;">La lipidomica nelle problematiche intestinali e dermatologiche: non solo omega-3!</span><br />
</span></h3>
<p>Lo studio lipidomico della membrana del globulo rosso maturo in persone che riferiscono problematiche intestinali e dermatologiche spesso riporta una o più delle seguenti caratteristiche:</p>
<p style="padding-left: 40px;">&#8211; eccesso di <strong>acido arachidonico</strong> (omega-6): come abbiamo commentato precedentemente, l&#8217;infiammazione rappresentata da questo acido grasso è il comune denominatore delle alterazioni di funzionalità delle barriere;</p>
<p style="padding-left: 40px;">&#8211; alterazione dei livelli normali di <strong>EPA e/o DHA</strong> (omega-3): questi acidi grassi sono precursori di mediatori lipidici della risoluzione infiammatoria. Se sono in carenza, l&#8217;infiammazione permane e può diventare uno stato cronico, sia locale che sistemico.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>Si deve anche sottolineare che, con l’abitudine del “fai da te” per la scelta dell’integratore, stiamo osservando sempre più casi di</strong> <strong>eccesso di omega-3</strong> nelle membrane, come risultato di <strong>dosi eccessive</strong> o <strong>non necessarie</strong>. L’eccesso di omega-3 altera la struttura della membrana, andando a destabilizzare i punti di ancoraggio delle giunzioni cellula-cellula e di conseguenza la permeabilità delle membrane cellulari. Allo stesso tempo gli acidi grassi omega-3, essendo molecole facilmente perossidabili, aumentano la reattività del tessuto allo stress ossidativo, perpetuando la sollecitazione infiammatoria e immunologica della barriera. Nel caso della pelle, questo fattore riveste un ruolo cruciale a causa del diretto contatto con gli agenti atmosferici ad azione ossidante.</p>
<p style="padding-left: 40px;">&#8211; carenza di acido eicosatrienoico (<strong>DGLA</strong>, omega-6): questo acido grasso omega-6 può svolgere una funzione di controllo anti-infiammatorio, agendo nell&#8217;equilibrio fra le componenti omega-3 e omega-6 nelle membrane cellulari. In effetti, esso riveste un aspetto centrale soprattutto nelle problematiche dermatologiche in cui si conosce uno scarso funzionamento dell’enzima delta-6 desaturasi, con conseguente diminuzione del livello di DGLA.</p>
<p style="padding-left: 40px;">&#8211; eccesso di <strong>grassi saturi</strong>: una condizione infiammatoria, viene favorita anche dall’aumento del livello degli acidi grassi saturi che incrementano la produzione di citochine infiammatorie. A livello intestinale, gli acidi grassi saturi derivano direttamente dalla dieta, per cui un intervento nutrizionale ha un forte impatto anche sull&#8217;aspetto infiammatorio intestinale.</p>
<p>Come evidente, lo schema di intervento in caso di problematiche intestinali e dermatologiche non è unico, ma dipende dal profilo lipidomico delle membrane cellulari, eseguito sul globulo rosso maturo, e da quale squilibrio sia stato osservato nel soggetto: quindi l’approccio è personalizzato e l’intervento di supplementazione risulta “di precisione”.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #000080;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo redazionale di Lipinutragen</strong></span><br />
</span></p>
<p><em><span style="font-size: 12pt;">Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente.<br />
I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</span></em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 8pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: 60689750 : ©lculig<br />
</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Relazione-pelle-intestino-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Relazione-pelle-intestino-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/relazione-pelle-intestino/">LA RELAZIONE PELLE-INTESTINO</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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		<title>COME MISURARE L’INFIAMMAZIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 07:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[come misurare l'infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/come-misurare-infiammazione/">COME MISURARE L’INFIAMMAZIONE</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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<h2><span style="color: #737373;">L&#8217;infiammazione cronica sistemica<br /></span></h2>
<p>Negli ultimi tre decenni è aumentata drasticamente l&#8217;incidenza di malattie croniche cardiovascolari, respiratorie, neurodegenerative, autoimmunitarie, di diabete e tumori nella popolazione mondiale. Si è visto che alcuni fattori sociali, ambientali e legati allo stile di vita possono promuovere una condizione di <strong>infiammazione cronica sistemica</strong> che, a sua volta, può favorire l&#8217;insorgenza delle suddette malattie, arrivando a rappresentare la principale causa di disabilità e mortalità nel mondo. Più del 50% di tutte le morti nel mondo sono attribuibili a malattie infiammatorie [1].</p>
<p>Le sollecitazioni a cui le persone nel mondo occidentale sono esposte (bassa attività fisica, surplus nutrizionale, stress psico-emotivo) creano un ambiente che promuove una continua attivazione dei <a href="https://www.lipinutragen.it/stress-trigger-autoimmunita/" target="_blank" rel="noopener"><u>sistemi di risposta allo stress</u></a>. L&#8217;eccessiva e/o inappropriata attività del sistema immunitario può portare ad uno stato di infiammazione cronica non risolta, chiamata<strong> infiammazione cronica di basso grado</strong>.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Biomarkers più utilizzati per valutare l’infiammazione<br /></span></h2>
<p>I markers infiammatori, come ad esempio citochine <strong>IL-1, IL-6 e TFN-alfa, Proteina C Reattiva e hs-PCR</strong>, sono rilevabili nel sangue attraverso analisi di laboratorio, e se trovati in eccesso vengono messi in relazione con la condizione del soggetto, che si trova per esempio in una fase acuta infiammatoria, o con il rischio cardiometabolico.</p>
<p>Il dosaggio di questi markers rappresenta una misura di alcune delle molecole coinvolte nella condizione di infiammazione, motivando quindi l’intervento con <strong>una strategia antinfiammatoria</strong>, anche di tipo integrato, per aiutare a “risolvere” la condizione. Il termine “risoluzione” è appropriato nel caso di questo tipo di infiammazione, perché il soggetto viene aiutato a superare questo stato e recupera la funzionalità dei tessuti colpiti riportando alla normalità i livelli dei markers.</p>
<p>Ma nel caso si tratti di una condizione infiammatoria che perdura da tempo, questi markers non spiegano una situazione più complessa in cui il soggetto può trovarsi, soprattutto nel caso in cui viene persa la capacità di controllo e adattamento e quindi l’organismo non riesce a “trovare la strada” per recuperare e risolvere l’infiammazione.</p>
<p>Oggi l’infiammazione è un processo ben chiaro, sin dalle cause primarie che <strong>avvengono a livello della cellula</strong>, la vera unità funzionale dei tessuti e, per comprendere appieno cosa sta avvenendo in una condizione infiammatoria, è indispensabile conoscere e valutare il <strong>profilo molecolare di membrana del soggetto</strong>.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">L&#8217;infiammazione inizia dalle membrane cellulari<br /></span></h2>
<p>La presenza di un eccesso di markers infiammatori nel sangue è il risultato di &#8220;qualcosa&#8221; che sta avvenendo a monte. Per monitorare gli eventi molecolari alla base dell’<a href="https://www.lipinutragen.it/infiammazione-un-bene-o-un-male/" target="_blank" rel="noopener"><u>attivazione infiammatoria</u></a> bisogna risalire al vero bersaglio dal quale partono tutti i fenomeni di stress, adattamento e risposta di difesa (in primis l’infiammazione!) che è la cellula, per poi definire il più appropriato intervento di tipo antinfiammatorio.</p>
<p>Lo strumento diagnostico più moderno e appropriato è l’<strong>analisi lipidomica di membrana</strong>. Difatti, è proprio il livello degli <strong>acidi grassi polinsaturi omega-6</strong> (DGLA e acido arachidonico) e <strong>omega-3</strong> (EPA e DHA) presenti nelle membrane cellulari del sistema immunitario che determina l’inizio della risposta, con il via delle cascate di segnalazione proinfiammatoria e, successivamente, di quella risolutoria dell&#8217;infiammazione, attraverso la produzione di eicoisanoidi e altre molecole come protectine, maresine e resolvine [2].</p>
<p>Valutando la presenza in membrana di questi acidi grassi e gli indici lipidici correlati, si può conoscere, anche preventivamente, quale sia la risposta preferenzialmente attivata dalla cellula in seguito ad uno stimolo. Vi sono profili ben noti che possono portare a problematiche di controllo dello stato infiammatorio, come ad esempio il profilo infiammatorio-immunitario, che presenta eccesso di acido arachidonico e carenza di DGLA oppure il profilo infiammatorio-carenza con deficit di omega-3. In tali casi, l’infiammazione cronica viene di conseguenza, e l’intervento più appropriato è quello di riequilibrare l’assetto degli acidi grassi [3] grazie ad un <strong>intervento personalizzato</strong> (strategia su base nutrizionale-nutraceutica) consigliato dallo specialista in lipidomica.</p>
<p>Non dimentichiamo che l’infiammazione, sia di tipo “<strong>silente</strong>” che “<strong>conclamato</strong>”, in quest’ultimo caso avvalorato dai markers infiammatori di cui si è parlato all’inizio dell’articolo, può accompagnare sia prima che dopo l’evento di infezione virale oppure l’evento della vaccinazione, come è ben dimostrato nel caso della pandemia in corso. UNA RAGIONE IN PIU’ per approfondire la condizione di un paziente che manifesta sintomatologia infiammatoria [4, 5, 6, 7].</p>
<p><div id="attachment_11965" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-11965" class="size-full wp-image-11965" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/grafico_fig4a.def_.jpg" alt="" width="600" height="327" /><p id="caption-attachment-11965" class="wp-caption-text"><strong>Figura 1</strong> Tratta da: Whaeler, R. Fatty acids: facts vs fiction. Int J Vitam Nutr Res 2021, 1, 1-21. [3].</p></div></p>
<p>L’<strong>analisi lipidomica</strong> viene realizzata utilizzando <strong>la membrana del globulo rosso maturo</strong>, e viene eseguita nel nostro <strong>Laboratorio di Lipidomica</strong> mediante <a href="https://www.lipinutragen.it/chi-siamo/accreditamento/" target="_blank" rel="noopener"><u>procedura robotica accreditata</u></a>. L’analisi fornisce una fotografia realistica dell&#8217;assetto molecolare del paziente e una valutazione – anche predittiva – dello stato di infiammazione cellulare, utile per il professionista di riferimento (farmacista, medico o nutrizionista) nella definizione dell&#8217;intervento personalizzato. Nello specifico, tra i parametri restituiti dalla nostra analisi lipidomica di membrana vi sono:</p>
<p>&#8211; quantità di acido linoleico, DGLA e acido arachidonico e corrispondenti indici di attività enzimatiche (delta-6 e delta-5 desaturasi)</p>
<p>&#8211; quantità di EPA e DHA</p>
<p>&#8211; rapporto omega-6/omega-3</p>
<p>&#8211; indice di perossidazione</p>
<p>&#8211; PUFA balance, indice di bilanciamento degli acidi grassi polinsaturi omega-6 e omega-3 (indicatore fondamentale per il dosaggio di questi grassi).</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><span style="color: #737373;">Bibliografia</span></span><br /></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">[1] GBD 2017 Causes of Death Collaborators. Global, regional, and national age-sex-specific mortality for 282 causes of death in 195 countries and territories, 1980–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017. Lancet 392, 1736–1788 (2018).<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[2] Serhan, CL. Pro-resolving lipid mediators are leads for resolution physiology. Nature, 2014, 510, 92-101.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[3] Whaeler, R. Fatty acids: facts vs fiction. Int J Vitam Nutr Res 2021, 1, 1-21.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[4] Wong, RSY. Inflammation in COVID-19: from pathogenesis to treatment. Int J Clin Exp Pathol. 2021 Jul 15;14(7):831-844.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[5] Kahn, B. et al. Multisystem Inflammation and Organ Dysfunction After BNT162b2 Messenger RNA Coronavirus Disease 2019 Vaccination, Critical Care Explorations: November 2021 &#8211; Volume 3 &#8211; Issue 11 &#8211; p e0578 doi: 10.1097/CCE.0000000000000578.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[6] Khayat-Khoei, M. et al. COVID-19 mRNA vaccination leading to CNS inflammation: a case series. J Neurol. 2021 Sep 4:1–14.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[7] Ostrowski, SR. et al. Inflammation and Platelet Activation After COVID-19 Vaccines &#8211; Possible Mechanisms Behind Vaccine-Induced Immune Thrombocytopenia and Thrombosis. Front. Immunol. 2021, 12:779453. doi: 10.3389/fimmu.2021.779453.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo redazionale di Lipinutragen</strong></span></span><br /></span></p>
<p><em><span style="font-size: 12pt;">Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente.<br />I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</span></em></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 8pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: 36054587 : ©llesia<br /></span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Come-misurare-infiammazione-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Come-misurare-infiammazione-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>INVECCHIAMENTO e TESSUTO ADIPOSO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[tessuto adiposo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/invecchiamento-e-tessuto-adiposo/">INVECCHIAMENTO e TESSUTO ADIPOSO</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_2 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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<h2><span style="color: #737373;">Alterazioni metaboliche nell&#8217;invecchiamento<br /></span></h2>
<p>L’invecchiamento è un processo che si accompagna a cambiamenti anatomici e strutturali che si ripercuotono sulle funzionalità di organi e tessuti. Ne consegue un <strong>declino funzionale dell&#8217;individuo e l&#8217;insorgere di una condizione di fragilità</strong>.</p>
<p>È facile notare come una persona, man mano che avanza con l&#8217;età, tenda ad acquisire peso (a livello addominale negli uomini, sui fianchi nelle donne). A questo si associa un fisiologico decremento della massa e della forza muscolare (fino ad una possibile condizione di sarcopenia), complice anche l&#8217;assenza di un&#8217;attività fisica regolare. Nel complesso, nella fascia di etá 45-65 anni, un aumento del rapporto massa grassa/massa magra, unito ad una successiva redistribuzione del tessuto adiposo in sedi ectopiche (dove solitamente non è presente) e alla sua progressiva disfunzione, rappresenta un fattore di rischio per alterazioni metaboliche e infiammazione cronica di basso grado.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Le modificazioni del tessuto adiposo<br /></span></h2>
<p>Per il suo ruolo centrale nel metabolismo e nelle condizioni infiammatorie, <strong>il progressivo malfunzionamento del tessuto adiposo è un elemento caratteristico del processo dell&#8217;invecchiamento</strong>. Fisiologicamente, con l&#8217;avanzare dell&#8217;età il tessuto adiposo va incontro ai seguenti cambiamenti:</p>
<ul>
<li>ridotta formazione di nuovi adipociti (cellule del tessuto adiposo) funzionanti</li>
</ul>
<p>Non si conoscono esattamente i meccanismi molecolari, ma il tessuto adiposo perde progressivamente la capacità di formare adipociti perfettamente funzionanti a partire dai progenitori staminali. Si formano le cosiddette <strong><em>MAD cells</em></strong> (un gioco di parole in inglese che significa cellule &#8220;impazzite&#8221;), ovvero adipociti non completamente formati che tollerano poco la gestione degli acidi grassi e l&#8217;accumulo intracellulare di trigliceridi. Rimangono più piccoli, sono meno responsivi all&#8217;insulina e favoriscono uno stato di infiammazione tissutale, portando ad un’amplificazione del loro processo di formazione.</p>
<ul>
<li>redistribuzione del grasso corporeo in altri tessuti</li>
</ul>
<p>La progressiva perdita della capacità di immagazzinare trigliceridi da parte della cellula adipocitaria in individui anziani genera la liberazione in circolo di acidi grassi che vengono così immagazzinati in altri organi. Si forma il cosiddetto <strong>grasso ectopico</strong> con l&#8217;accumulo di trigliceridi intracellulari in pancreas, muscolo, cuore, reni e fegato. Questo stesso grasso (in sede ectopica) ha le caratteristiche del tessuto adiposo viscerale e, analogamente ad esso, contribuisce ad un aumentato rischio di insorgenza di sindrome metabolica, diabete di tipo II, ipertensione, aterosclerosi e altre conseguenze cliniche rilevanti.</p>
<ul>
<li>redistribuzione del grasso corporeo in altri tessuti</li>
</ul>
<p>La progressiva perdita della capacità di immagazzinare trigliceridi da parte della cellula adipocitaria in individui anziani genera la liberazione in circolo di acidi grassi che vengono così immagazzinati in altri organi. Si forma il cosiddetto <strong>grasso ectopico</strong> con l&#8217;accumulo di trigliceridi intracellulari in pancreas, muscolo, cuore, reni e fegato. Questo stesso grasso (in sede ectopica) ha le caratteristiche del tessuto adiposo viscerale e, analogamente ad esso, contribuisce ad un aumentato rischio di insorgenza di sindrome metabolica, diabete di tipo II, ipertensione, aterosclerosi e altre conseguenze cliniche rilevanti.</p>
<ul>
<li>accumulo di cellule senescenti</li>
</ul>
<p>Quando le cellule invecchiano o ricevono segnali di stress (anche tipici della condizione “invecchiamento”), subiscono un processo chiamato <strong>senescenza</strong>. La senescenza cellulare è uno stato in cui le cellule non sono più in grado di proliferare. Negli adipociti, la senescenza induce malfunzionamento del metabolismo cellulare, contribuendo ad aumentare la disfunzione adipocitaria e l&#8217;infiammazione tissutale.</p>
<ul>
<li>infiammazione tissutale</li>
</ul>
<p>I pre-adipociti senescenti e le MAD cells producono citochine proinfiammatorie che reclutano le cellule dell&#8217;immunità innata e acquisita che, a loro volta, favoriscono uno stato di <strong>infiammazione tissutale</strong>, peggiorano la sensibilità insulinica e la funzione degli adipociti, già disfunzionali.</p>
<p><div id="attachment_11863" style="width: 710px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-11863" class="size-full wp-image-11863" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tessuto-adiposo-immagine1.jpg" alt="" width="700" height="361" srcset="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tessuto-adiposo-immagine1.jpg 700w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tessuto-adiposo-immagine1-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><p id="caption-attachment-11863" class="wp-caption-text">Immagine tratta da: Ferrucci L, Fabbri E. Inflammageing: chronic inflammation in ageing, cardiovascular disease, and frailty. Nat Rev Cardiol. 2018 Sep;15(9):505-522. doi: 10.1038/s41569-018-0064-2. PMID: 30065258; PMCID: PMC6146930.</p></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Inflammageing<br /></span></h2>
<p>Analogamente all&#8217;obesità, l&#8217;invecchiamento è una condizione che promuove lo sviluppo di disfunzioni metaboliche correlate ad un malfunzionamento del tessuto adiposo.</p>
<p>La disfunzione adipocitaria durante l&#8217;invecchiamento può derivare sia da <a href="https://www.lipinutragen.it/integrazione-antiossidante/" target="_blank" rel="noopener"><u>stress ossidativo</u></a>, ma anche da una situazione di infiammazione cronica.</p>
<p>Per questa ragione, è stata coniata la parola <strong><em>inflammageing</em></strong> [1], ad evidenziare il link fra infiammazione e invecchiamento. Con questo punto di vista, la disfunzione del tessuto adiposo ha cominciato a rivestire un ruolo importante nello studio della fisiopatologia dell&#8217;invecchiamento e nell&#8217;insorgenza di patologie metaboliche e degenerative ad esso associate.</p>
<p><div id="attachment_11865" style="width: 710px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-11865" class="size-full wp-image-11865" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tessuto-adiposo-immagine2.jpg" alt="" width="700" height="361" srcset="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tessuto-adiposo-immagine2.jpg 700w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/tessuto-adiposo-immagine2-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><p id="caption-attachment-11865" class="wp-caption-text">Immagine tratta da: Ferrucci L, Fabbri E. Inflammageing: chronic inflammation in ageing, cardiovascular disease, and frailty. Nat Rev Cardiol. 2018 Sep;15(9):505-522. doi: 10.1038/s41569-018-0064-2. PMID: 30065258; PMCID: PMC6146930.</p></div></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;">Per approfondire:<br /></span></span><span style="font-size: 12pt;">[1] Franceschi, C. et al. Inflamm-aging. An evolutionary perspective on immunosenescence. Ann. NY Acad. Sci. 908, 244–254 (2000)</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;">PER APPROFONDIRE su LIPIMAGAZINE:<br /></span></span><span style="font-size: 12pt;"><br /><a href="https://www.lipinutragen.it/via-sana-longevita/" target="_blank" rel="noopener">https://www.lipinutragen.it/via-sana-longevita/</a><br /></span><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.lipinutragen.it/la-nutrizione-molecolare-nellanziano" target="_blank" rel="noopener">https://www.lipinutragen.it/la-nutrizione-molecolare-nellanziano</a><br /><a href="https://www.lipinutragen.it/stress-alimentazione/" target="_blank" rel="noopener">https://www.lipinutragen.it/stress-alimentazione/</a></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 8pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: 57209031 : ©dolgachov</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Invecchiamento-e-tessuto-adiposo-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Invecchiamento-e-tessuto-adiposo-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>FIBROMIALGIA e infiammazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 10:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[FIBROMIALGIA]]></category>
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<h2><span style="color: #737373;">Fibromialgia: una delle Sindromi da Sensibilizzazione Centrale</span></h2>
<p>La <strong>Sindrome da Sensibilizzazione Centrale</strong> è una definizione che riunisce tutte quelle condizioni che hanno una caratteristica comune: lo sviluppo e il mantenimento di uno stato di <strong>dolore cronico</strong> per cui il sistema nervoso centrale si trova in uno stato persistente di <strong>alta reattività</strong>, ha una soglia di <strong>tolleranza inferiore</strong> verso ciò che causa dolore e quest&#8217;ultimo persiste anche dopo che la lesione iniziale è guarita.</p>
<p>La <strong>FIBROMIALGIA</strong> viene annoverata fra le sindromi da Sensibilizzazione Centrale cosí come la Fatica cronica, la Sindrome delle gambe senza riposo, la Sindrome da sensibilità chimica multipla, la Sindrome del colon irritabile, la Sindrome dell’articolazione temporomandibolare, la Sindrome della vescica irritabile. La fibromialgia presenta uno stato doloroso diffuso a carico del sistema muscolo-scheletrico, insieme a numerosi altri segni sul sistema nervoso e su altri organi, ma è anche ben noto che sia difficile fare una precisa diagnosi di causalità e della stessa patologia in sé.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il dolore cronico<br />
</span></h2>
<p>Anche se non è la prima cosa che viene in mente, il dolore è un naturale processamento di uno stimolo ed è di vitale importanza in un organismo. Per il sistema nervoso centrale, l&#8217;esperienza dolorosa produce un insegnamento che rende l&#8217;individuo più vigile e pronto alla risposta nel caso in cui l&#8217;evento si ripeta, anzi impara ad evitare la situazione pericolosa che lo ha innescato. Ciò ha incrementato le probabilità di sopravvivenza di fronte alle minacce del mondo esterno, soprattutto se pensiamo all’uomo preistorico.</p>
<p>Il dolore induce risposte di adattamento dell&#8217;individuo all&#8217;ambiente circostante. Tuttavia, essere sottoposti ad un fattore stressante di elevata intensità e/o sostenuto nel tempo può creare il fenomeno della sensibilizzazione a livello del sistema nervoso centrale<em>.</em></p>
<p>La <strong>sensibilizzazione centrale</strong> (SC) è anche una possibile conseguenza di ictus o lesioni del midollo spinale poiché si tratta a tutti gli effetti di traumi al sistema nervoso centrale, con associata alterazione delle strutture direttamente coinvolte nella sensibilità al dolore a livello centrale. Ma è anche diventato sempre più chiaro che la SC gioca un ruolo in molte condizioni patologiche caratterizzate da dolore cronico, sebbene questo non derivi da lesioni dirette al cervello o al midollo spinale.</p>
<p>La sensibilizzazione centrale ha due caratteristiche principali, entrambe legate ad una aumentata sensibilità al dolore ed al tocco. L&#8217;<strong>iperalgesia </strong>si verifica quando uno stimolo doloroso è percepito come molto più doloroso di quanto dovrebbe. L&#8217;<strong>allodinia</strong> è la percezione di uno stimolo meccanico come doloroso quando non dovrebbe esserlo. È il caso del tocco, dello sfioramento, di un massaggio, ma anche della pressione di un abito attillato.</p>
<p>In entrambi i casi si ha <strong>un&#8217;alterata ed amplificata </strong>elaborazione del messaggio dalla periferia al sistema nervoso centrale.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Le cause<br />
</span></h3>
<p>In che modo le lesioni e le condizioni associate al sistema nervoso periferico portano a cambiamenti nel sistema nervoso centrale tanto da indurre dolore cronico nell&#8217;intera area della lesione originale?</p>
<p>Le cause sono molteplici:</p>
<p>Far esse, eventuali condizioni preesistenti a livello del sistema nervoso centrale potrebbero predisporre i pazienti a sviluppare una sensibilizzazione centrale una volta che si verifica una lesione periferica. La soglia di sensibilità al dolore è infatti almeno in parte determinata da <strong>fattori genetici</strong>. Sebbene non vi siano conferme univoche dalla ricerca, si ritiene probabile che esista un nesso causale tra la soglia del dolore, individuale e predeterminata, e il successivo sviluppo della sensibilizzazione centrale a seguito di una lesione periferica.</p>
<p>Inoltre, fattori <strong>psicofisiologici</strong> possono svolgere un ruolo nella predisposizione allo sviluppo della sensibilizzazione centrale. Stati di ansia, depressione, traumi o, in generale, condizioni di stress cronico possono rendere il sistema nervoso centrale più reattivo e quindi più incline a sensibilizzarsi centralmente come conseguenza di un evento periferico.</p>
<p>Sempre più chiare avanzano anche le prove di una sindrome da deficienza di funzionamento del sistema endocannabinoide, ovvero di quella interazione molecolare tra recettori (di tipo CB) che si trovano sulla membrana cellulare e mediatori lipidici derivanti da acidi grassi, come ad esempio acido palmitico e acido arachidonico, come palmitoiletanolammide e anandamide. Quest’ultima causa inizia a mettere in gioco il delicato equilibrio tra grassi saturi, omega-3 ed omega-6 che ritroveremo poi come protagonisti del processo infiammatorio. Tale deficienza viene richiamata nella fibromialgia ed anche nell’eziologia di emicrania e della sindrome dell’intestino irritabile.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Dolore e infiammazione </span></h2>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/FIBROMIALGIA-e-infiammazione.jpg"><br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-11145" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/FIBROMIALGIA-e-infiammazione.jpg" alt="" width="400" height="311" /></a>Il dolore e l&#8217;infiammazione sono meccanismi strettamente associati che si alimentano vicendevolmente attraverso l&#8217;interazione fra le cellule del sistema immunitario e quelle del sistema nervoso centrale e periferico.</p>
<p>Le terminazioni nervose responsabili della percezione e della trasmissione del dolore, chiamati <strong>nocicettori</strong>, esprimono specifici recettori per vari fattori infiammatori rilasciati delle cellule immunitarie, principalmente macrofagi, neutrofili, mastociti e linfociti T. Tali fattori modulano l&#8217;eccitazione neuronale e la trasmissione del dolore abbassando la soglia di attivazione nei confronti di vari stimoli, ad esempio termici, meccanici o infiammatori. L&#8217;<strong>interazione neuroimmunitaria </strong>che stimola l&#8217;attivazione dei nocicettori ha luogo a livello periferico, ma anche nel midollo spinale.</p>
<p>Nell’ambiente biologico si crea un insieme di molecole quali citochine, chemochine, lipidi e fattori di crescita che sono deputate ad inviare messaggi intracellulari (tra cellule immunitarie-glia-astrociti), mediano la trasmissione del dolore e intervengono nella sensibilizzazione centrale.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Fibromialgia e neuroinfiammazione<br />
</span></h2>
<p>Le cause che provocano la comparsa delle sindromi da sensibilizzazione centrale sono di fatto tuttora sconosciute e questo spesso si riflette sull&#8217;assenza di marker molecolari che possano permetterne la diagnosi.</p>
<p>La SC nelle persone affette da fibromialgia è stata associata anche ad una condizione di <strong>neuroinfiammazione</strong> per la presenza di mediatori proinfiammatori nel liquido cerebrospinale di pazienti rispetto a soggetti di controllo [1], ad indicare una condizione infiammatoria del sistema nervoso centrale.</p>
<p>In uno stato di neuroinfiammazione, l&#8217;attivazione delle cellule della microglia potrebbe essere il meccanismo responsabile del rimodellamento, anche funzionale, delle strutture spinali e sovraspinali coinvolte nella genesi, nel processamento e nella modulazione del dolore.</p>
<p>Tuttavia, il <strong>nesso causale </strong>fra neuroinfiammazione e fibromialgia<strong> resta da definire</strong> per il fatto che altre comorbidità come depressione, ansia, disturbi del sonno e stanchezza sono associate a neuroinfiammazione.</p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">La modulazione dell&#8217;infiammazione<br />
</span></h2>
<p>L&#8217;ipotesi neuroinfiammatoria all&#8217;origine della fibromialgia aprirebbe le porte a strategie terapeutiche basate sulla modulazione dell&#8217;infiammazione attraverso i mediatori lipidici antinfiammatori e pro-risolutori [2].</p>
<p>Nello specifico, gli acidi grassi omega-3 EPA e DHA e le molecole effettrici che derivano da essi, come resolvine della serie D ed E, marensine e protectine potrebbero essere usati per stimolare i programmi cellulari di terminazione del processo infiammatorio mediante l&#8217;azione sulle cellule del sistema immunitario. In questo modo, si potrebbe interrompere il circolo vizioso della neuroinfiammazione.</p>
<p>Anche l’ipotesi endocannabinoide avvalora l’importanza dei mediatori lipidici e dell’alterazione tra i loro precursori, ovvero gli acidi grassi che compongono la membrana cellulare [3]. Un bilanciamento dei grassi saturi (palmitico), insaturi (omega-3 ed omega-6) potrebbe quindi riflettersi su una produzione più bilanciata di endocannabinoidi con una sinergia di contrasto agli stimoli dolorosi.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;">Riferimenti Bigliografici:</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>[1] Bäckryd E. et al. (2017) PAIN, 158, 12: 2487-249<br />
[2] Livshits G et al. (2021) Pain Medicine, 1–14<br />
</em>[3] McPartland, J. M. (2010). Fibromyalgia and the endocannabinoid system. Fibromyalgia syndrome: A practitioner&#8217;s guide to treatment, 263-277.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Per approfondire su Lipimagazine:</strong><br />
</span></span></p>
<ul>
<li><a href="https://www.lipinutragen.it/omega-3-alleati-del-sistema-immunitario/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 12pt;">https://www.lipinutragen.it/omega-3-alleati-del-sistema-immunitario/</span></a></li>
<li><a href="https://www.lipinutragen.it/dha-acido-grasso-essenziale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 12pt;">https://www.lipinutragen.it/dha-acido-grasso-essenziale/</span></a></li>
<li><a href="https://www.lipinutragen.it/infiammazione-un-bene-o-un-male/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 12pt;">https://www.lipinutragen.it/infiammazione-un-bene-o-un-male/</span></a></li>
</ul>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo redazionale di Lipinutragen</strong><br />
</span></span><span style="font-size: 12pt;">Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 8pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: 42175074 : ©Ion Chiosea / 123rf.com ; 58325401 : ©ricochet64 / 123rf.com</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Fibromialgia-e-infiammazione-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Fibromialgia-e-infiammazione-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>INFIAMMAZIONE: UN BENE O UN MALE?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 11:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/infiammazione-un-bene-o-un-male/">INFIAMMAZIONE: UN BENE O UN MALE?</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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<h2><span style="color: #737373;">Le caratteristiche dell’infiammazione</span></h2>
<p>L’infiammazione è un meccanismo fisiologico di protezione che il nostro organismo usa per rispondere ad un insulto esterno e per cercare di sopravvivere ad esso.</p>
<p>A partire dalla prima descrizione “calor, rubor, tumor, dolor et functio laesa” (calore, arrossamento, tumefazione, dolore, alterazione funzionale) [1], oggi sappiamo che <strong><span lang="it-IT">l’infiammazione è un processo estremamente complesso</span></strong><span lang="it-IT">, poiché richiede l’intervento di </span><strong><span lang="it-IT">molti tipi cellulari</span></strong><span lang="it-IT"> che </span><strong><span lang="it-IT">COMUNICANO E SI COORDINANO</span></strong><span lang="it-IT"> attraverso la produzione di </span><strong><span lang="it-IT">molecole di segnalazione</span></strong><span lang="it-IT">, con lo scopo eliminare l’agente lesivo, riparare il danno e tornare allo stato iniziale di equilibrio (che si definisce allostatico).</span></p>
<p><strong>L’INFIAMMAZIONE DI PER SÈ NON DEVE ESSERE CONSIDERATA UNA MALATTIA</strong><span lang="it-IT"><strong>,</strong> ma una risposta fisiologica necessaria che ci aiuta a reagire a un evento esterno, che sia un patogeno ma anche un </span><a href="https://www.lipinutragen.it/meditazione-stress-infiammazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="it-IT"><u>fattore “stressante”</u></span></a><span lang="it-IT">, permettendo al nostro organismo di adattarci alla nuova realtà e ritrovare l&#8217;equilibrio. E’ per questa ragione che </span><strong><span lang="it-IT">dobbiamo assicurarci che il processo infiammatorio funzioni alla perfezione</span><span lang="it-IT">.</span></strong></p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Le cellule del sistema immunitario e le fasi dell’infiammazione<br /></span></h3>
<p>Tutti gli organi del nostro corpo ospitano o si trovano nelle immediate vicinanze di “postazioni sentinella” in cui stazionano le cellule del sistema immunitario pronte ad intervenire in caso di necessità. Ad esempio, in un <a href="https://www.lipinutragen.it/grassi-ed-equilibrio-cellule-epiteliali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>precedente articolo</u></a> abbiamo visto come l’epitelio intestinale sia fisicamente e funzionalmente integrato ad una barriera immunitaria strutturata in vari livelli di protezione (fisica, chimica e cellulare).</p>
<p>Quando necessario, l’intervento sul luogo dell’infezione delle cellule del sistema immunitario è un <strong>evento rapido e ben scandito nelle sue fasi</strong>, quella di inizio e quella di fine. Infatti, la <strong>risposta</strong> che il nostro organismo mette in atto in caso di necessità è così <strong>potente e distruttiva</strong> che è necessario che sia attentamente controllata e limitata, sia nel tempo che nello spazio, poiché, altrimenti, può distruggere il tessuto che inizialmente avrebbe dovuto proteggere.</p>
<p>Le due fasi dell’infiammazione, quella di <strong>ATTIVAZIONE</strong> e quella di <strong>RISOLUZIONE</strong> (“resolution” in inglese) <strong>sono strettamente correlate fra di loro </strong>da una relazione di dipendenza: il corretto avvio della prima determina, nel momento appropriato, l’avvio della seconda e, con essa, la riparazione e rigenerazione del tessuto.</p>
<p>Entrambe queste fasi sono messe in atto dagli stessi tipi cellulari: neutrofili, macrofagi, cellule della matrice extracellulare, cellule dell’endotelio vascolare, linfociti T, linfociti B. Ognuna di queste cellule ha un <strong>ruolo immunoregolatore</strong> che non è definito <em>a priori</em>, ma <strong>dipende dalle molecole di segnalazione presenti</strong> nello spazio in cui si trova ad agire, alcune ad azione proinfiammatoria, altre ad azione antinfiammatoria/risolutoria.</p>
<p>Un classico esempio è quello del <strong>macrofago</strong>, cellula del sistema immunitario deputata a “mangiare” altre cellule, è in grado di eliminare detriti, cellule morte e cellule patogene (macrofago proinfiammatorio cosiddetto “M1”), per poi stimolare la formazione di nuove cellule e nuovo tessuto vascolare nella fase di rigenerazione del tessuto (macrofago antinfiammatorio “M2”).</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">La mancata risoluzione dell’infiammazione<br /></span></h3>
<p>Come in ogni processo biologico, la parola d’ordine è <strong>equilibrio e controllo</strong>. Dal momento che l’obiettivo della fase acuta è quello di eliminare l’agente lesionante e pulire il “campo di battaglia”, una volta eliminata la minaccia, l’intervento delle cellule del nostro sistema immunitario deve terminare. L’incapacità del nostro organismo di spegnere il processo infiammatorio è il risultato dello squilibrio fra attivazione infiammatoria e risoluzione ed è una delle principali cause dell’insorgenza di malattie croniche come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o l’aterosclerosi.</p>
<p>In aggiunta, negli ultimi decenni, si è osservato che determinati fattori sociali, ambientali e anche comportamentali sono correlati all’<strong>indebolimento della fase di risoluzione dell’infiammazione</strong>, portando così a far aumentare l’incidenza di stati patologici legati ad una condizione di i<strong>nfiammazione cronica</strong> (cioè prolungata nel tempo) <strong>di basso grado</strong>.</p>
<p>Uno stato infiammatorio cronico a livello sistemico si configura quindi come un <strong>fattore di rischio</strong> per patologie cardiovascolari e dislipidemiche e, per i meccanismi molecolari e cellulari coinvolti che oggi conosciamo, un <strong>fattore di incremento o aggravante</strong> negli stati immunitari (e autoimmunitari), degenerativi e metabolici (figura [2])<a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/infiammazione-grafico.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10937" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/infiammazione-grafico.jpg" alt="" width="770" height="340" /></a></p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">È (anche) una questione di grassi<br /></span></h3>
<p>In un’ottica di <strong>prevenzione</strong>, ma anche di <strong>supporto al trattamento</strong> negli stati patologici, sicuramente possiamo agire su diversi fronti attraverso opportune modifiche al nostro stile di vita. Questo per evitare che si metta in moto l’ingranaggio dell’infiammazione cronica sistemica.</p>
<p>Uno di questi fronti è rappresentato dalle scelte alimentari, in special modo nel controllo dell&#8217;apporto dei <strong>grassi</strong> con la dieta poiché essi <strong>sono i precursori delle molecole di segnalazione con cui le cellule del sistema immunitario comunicano</strong> nelle varie fasi infiammatorie.</p>
<p>&#8211; <strong>ACIDI GRASSI SATURI</strong>: il nostro organismo può sintetizzare acidi grassi saturi se c&#8217;è bisogno, per cui in generale, non c&#8217;è necessità di assumerli dalla dieta. Un consumo eccessivo di grassi saturi agisce direttamente favorendo l&#8217;infiammazione attraverso meccanismi molecolari dell&#8217;immunità innata molto conservati durante l&#8217;evoluzione.</p>
<p>&#8211; <strong>ACIDI GRASSI OMEGA-6</strong>: sono considerati proinfiammatori poiché a partire dall&#8217;<strong>acido arachidonico</strong> vengono sintetizzate le molecole proinfiammatorie della fase acuta infiammatoria.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>&gt; </strong><strong>Attenzione a generalizzare!</strong> Dall&#8217;acido arachidonico si genera anche il segnale di STOP dell&#8217;infiammazione (una molecola che si chiama Lipossina A4), per cui è estremamente cruciale che l&#8217;acido arachidonico sia presente nelle membrane cellulari in quantità adeguate, né troppo, né poco.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Inoltre, nella famiglia omega-6 c&#8217;è anche <strong>l&#8217;acido diomo-gamma-linolenico (DGLA)</strong> che ha diversi ruoli nella regolazione dell&#8217;equilibrio di risposta pro-/antinfiammatoria così come nella capacità delle nostre cellule immunitarie di reagire in caso di necessità.</p>
<p>&#8211; <strong>ACIDI GRASSI OMEGA-3 (EPA e DHA)</strong>: sono i precursori di molecole risolutorie dell&#8217;infiammazione dal nome evocativo di protectine e resolvine.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>&gt; Attenzione a generalizzare!</strong> Il loro ruolo centrale nella risoluzione dell&#8217;infiammazione ci può far confondere e pensare che gli omega-3 siano la panacea per qualsiasi disturbo. In realtà, l&#8217;assunzione di omega-3 <strong>senza che vi sia una necessità reale</strong> crea forti squilibri sia nel sistema di protezione immunitaria che nell&#8217;equilibrio ossido-riduttivo dei tessuti.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Puntare all&#8217;equilibrio di membrana<br /></span></h3>
<p>L&#8217;equilibrio, in termini di <strong>quantità e tipologia degli acidi grassi</strong> deve essere studiato nelle membrane cellulari poiché è da lì che le cellule prendono il <strong>DGLA</strong>, l&#8217;<strong>acido arachidonico</strong>, l&#8217;<strong>EPA</strong> e il <strong>DHA</strong> e li trasformano nelle molecole di segnalazione proinfiammatoria o risolutoria. L&#8217;equilibrio nella membrana si traduce in una adeguata risposta infiammatoria.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;">[1] Celsus Aulus (Aurelius) Cornelius (30 a.C.-45 d.C) e Claudius Galenus (129 d.C—ca. 200 d.C.)<br /></span><span style="font-size: 12pt;">[2] Figura adattata da Furman D. et al. Nat Med. (2019) 25(12): 1822–1832</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;">Per approfondire<br /></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">LIBRO: Dalla parte dei grassi. Lipidomica in cucina; perché i grassi non sono tutti uguali e dobbiamo conoscerli&#8221; della Dr.ssa Carla Ferreri, Primo Ricercatore CNR e Direttore Scientifico di Lipinutragen</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373; font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Articolo a cura del Gruppo redazionale di Lipinutragen</strong></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #808080; font-size: 12pt;"><span lang="it-IT"><i>Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. </i></span></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 20902133 : @pogonici / 123rf.com</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Infiammazione-un-bene-o-un-male-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Infiammazione-un-bene-o-un-male-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>Meditazione, stress ed infiammazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 10:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione stress infiammazione]]></category>
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<h2><span style="color: #737373;">L’unità funzionale corpo-mente, il serbatoio del benessere</span></h2>
<p>Lo stile di vita moderno si accompagna ad alcuni effetti indesiderati, tra cui l’eccesso di stress e l’infiammazione cronica di basso grado. Queste due condizioni, collegate tra loro, peggiorano decisamente la qualità della vita contribuendo al senso di malessere generale e all’esordio di numerose patologie tra cui l’ipertensione, l’aterosclerosi, la steatosi epatica non alcolica, la depressione e i tumori (1).</p>
<p>La comunità scientifica ha rivolto la sua attenzione alle pratiche di meditazione, per la capacità che esse hanno di ridurre i fenomeni citati e di incidere positivamente sullo stato di salute. Tra queste pratiche rientra anche la <strong><em>mindfulness</em></strong>, apprezzata ed utilizzata sia dalla medicina complementare che da diverse scuole di psicoterapia oltre che da persone attente e alla ricerca di modalità che facciano semplicemente stare meglio.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">La Mindfulness<br /></span></h3>
<p><em>“Mindfulness significa prestare attenzione in un modo particolare, con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante” </em>(Jon Kabat-Zinn, fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine)</p>
<p>La <em>mindfulness</em> ha le sue radici nell’antica pratica buddhista della <em>vipassana</em> o <em>sati</em> in lingua pali;il termine moderno, invece, fu coniato nel 1910 dallo studioso buddista Rhys Davids (2).</p>
<p>A partire dal primo protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), sviluppato negli anni ’70 in America da Jon Kabat-Zinn per la gestione dello stress, ne sono nati altri con interessanti applicazioni anche in ambito clinico. Per approfondimenti &gt;&gt; <a href="https://www.lipinutragen.it/nutrirsi-in-vacanza/">https://www.lipinutragen.it/nutrirsi-in-vacanza/</a></p>
<p>Il denominatore comune dei diversi protocolli è lo sviluppo della <strong>consapevolezza della persona</strong> riportando l’individuo al suo interno nel presente, agevolando la centratura mente-corpo, in antagonismo con i pensieri in movimento continuo orientati sul fare, e non sull’essere, che accompagnano la velocità tipica degli odierni ritmi di vita.</p>
<p>In Italia l’Istituto di Neuropsicosomatica di Bagni di Lucca, da poco riconosciuto dall’European Associacion for Body Psychotherapy, ha sviluppato un approccio corporeo basato sulla <em>mindfulness</em> che include pratiche come il “<em>body scan</em>” per il lavoro sui blocchi psicosomatici e la “<em>no-mind</em>” ovvero il silenzio interiore.</p>
<p>Gli studi sugli effetti benefici della <em>mindfulness</em> stanno aumentando esponenzialmente ed è sempre più evidente l’impatto di questa pratica sulla salute umana e non solo, sugli aspetti legati al rilassamento, le emozioni, l’attenzione, la calma, ecc.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Meccanismi biologici e mindfulness<br /></span></h3>
<p>Nell’affrontare le basi scientifiche dei benefici della <em>mindfulness</em> emergono gli effetti legati alla riduzione degli ormoni dello stress, quali il cortisolo e le catecolamine, o alla regolazione di neurotrasmettitori ed altri messaggeri cellulari, quali le citochine.</p>
<p>Si ricorda che, sia l’<strong>infiammazione</strong> che lo <strong>stress</strong> sono processi fisiologici che nel corso dell’evoluzione hanno aiutato l’essere umano a guarire da ferite, da infezioni, ecc. con processi riparativi o a mantenere l’organismo reattivo rispetto a stimoli di vario genere o a pericoli, ritornando poi in condizioni di equilibrio (allostasi).</p>
<p>Alcuni <strong>meccanismi molecolari</strong> sono stati approfonditi da un importante review di 18 studi su <em>Frontiers in Immunology</em> (3) riguardo l’impatto di pratiche mente-corpo &#8211; come la <em>mindfulness</em> &#8211; sull’espressione genica ovvero sulla “accensione o spegnimento” di determinati interruttori nel nostro DNA.</p>
<p>Come accennato in precedenza, lo <a href="https://www.lipinutragen.it/stress-alimentazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stress</a> è una risposta naturale e fisiologica in situazioni circoscritte mentre diventa innaturale (dal punto di vista evolutivo) e problematico quando perdura nel tempo cronicizzandosi.</p>
<p>Lo stress, con l’attivazione del sistema nervoso simpatico, aumenta la produzione del fattore nucleare di trascrizione kB (<strong>NF-kB</strong>). Quest’ultimo collega lo stress all’infiammazione attraverso l’espressione dei geni che producono citochine pro-infiammatorie (4).</p>
<p><div id="attachment_10168" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/meditazione-figura1-def.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-10168" class="size-full wp-image-10168" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/meditazione-figura1-def.jpg" alt="" width="500" height="313" /></a><p id="caption-attachment-10168" class="wp-caption-text"><strong>Immagine 1:</strong> Barnes P.J. et al. Nuclear factor-kappaB: A Pivotal Transcription Factor in Chronic Inflammatory Diseases. N Engl J Med. 1997 Apr 10;336(15):1066-71.</p></div></p>
<p>Un altro importante meccanismo riguarda un pattern molecolare legato allo stress denominato <strong>CTRA</strong> che si riscontra iperattivato in seguito ad eventi negativi quali lutti, diagnosi di tumore, traumi e in condizioni socio-economiche disagiate. Il CTRA a livello genico incrementa l’attività pro-infiammatoria cellulare e riduce quella di geni ad azione antivirale e anticorpale, rendendo l’organismo più suscettibile ad agenti infettivi quali HIV-1, Epstein-Barr virus, herpes simplex, ecc.</p>
<p>I risultati ricavati da questa review, seppur preliminari, mostrano che gli <strong>interventi mente-corpo determinano cambiamenti molecolari</strong> con conseguente minor espressione della pathway (immuno-) infiammatoria dell’NFkB e della CTRA che sono attivati dallo stress, con tutte le criticità per la salute indicate.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il legame fra stress e infiammazione<br /></span></h3>
<p>Poiché lo stress cronico attiva l’infiammazione, sia a livello centrale che periferico, non stupisce che diverse altre ricerche e metanalisi indichino che la <em>mindfulness</em> riduca markers infiammatori quali TNF-α, PCR, IL-6 ed anche parametri metabolici quali pressione sanguigna, frequenza cardiaca e trigliceridemia (5).</p>
<p>Un legame neuroendocrino tra stress e infiammazione può essere ricercato nel collegamento tra sistema nervoso e sistema immunitario attraverso la via colinergica del riflesso infiammatorio (6).</p>
<p>Si tratta di un riflesso che inibisce l’infiammazione “<em>Cholinergic anti-inflammatory pathway</em>” (CAP) e si integra con altri complessi meccanismi, tra cui l’azione umorale attraverso ACTH e cortisolo e quella del sistema nervoso simpatico (SNS).</p>
<p><div id="attachment_10167" style="width: 241px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/meditazione-figura-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-10167" class="wp-image-10167 size-medium" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/meditazione-figura-2.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a><p id="caption-attachment-10167" class="wp-caption-text"><strong>Immagine 2:</strong> Tracey K.J. The Inflammatory Reflex. Nature. 2002 Dec 19-26;420(6917):853-9.</p></div></p>
<p>Il <strong>nervo vago</strong> (componente parasimpatica del sistema nervoso autonomo) con le sue fibre afferenti riceve dalla periferia un segnale infiammatorio (es. TNF- α, IL-1), prodotto dai macrofagi dei tessuti danneggiati a vario titolo. Questo input dalla periferia viene integrato a livello centrale (SNC) dal quale parte un riflesso antinfiammatorio mediato dalle fibre efferenti del nervo vago, col rilascio di acetilcolina che va ad inibire le citochine infiammatorie TNF α e IL6.</p>
<p>A <strong>livello molecolare</strong>, l’acetilcolina interagisce col recettore alfa-7-nicotinico (regolatore cellulare dell’infiammazione) sui macrofagi tissutali, inibendo così il rilascio di citochine pro-infiammatorie, ma non di quelle antinfiammatorie, come ad es. IL10.</p>
<p>Siccome l’attività del vago è regolata da centri cerebrali quali la corteccia prefrontale e l’amigdala, che sono altresì coinvolti nei meccanismi di controllo e di risposta allo stress (7), risulta evidente come <strong>la percezione continua di minacce possa alterare il funzionamento di questi importanti processi</strong>.</p>
<p>Si evidenzia, infine, che tutti i processi infiammatori e antinfiammatori riguardano “<em>pathways</em>” che coinvolgono gli acidi grassi Omega-3 e Omega-6 nella membrana cellulare, quali precursori di molecole di segnale. Un equilibrio in tale comparto è fondamentale ed ottenibile, laddove non ci fosse, attraverso <strong>apporti nutrizionali e nutraceutici opportunamente calibrati</strong>, evitando sia le carenze quanto gli eccessi.</p>
<p>La <em>mindfulness</em> rientra a pieno titolo tra le pratiche “mente-corpo” o di riduzione dello stress che si possono affiancare alla corretta alimentazione e l’attività fisico motoria nel perseguire il proprio percorso di salute e benessere.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #737373;"><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">(1) Liu Y.Z. et al. Inflammation: The Common Pathway of Stress-Related Diseases. Frontiers in Human Neuroscience. June 2017 | Volume 11 | Article 316.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(2) Montecucco F. Congresso “Il sé corporeo e la mindfulness psicosomatica”. Bagni di Lucca, maggio 2020.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(3) Buric I. et al. What Is the Molecular Signature of Mind–Body Interventions? A Systematic Review of Gene Expression Changes Induced by Meditation and Related Practices. Front Immunol. 2017; 8: 670.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(4) Barnes P.J. et al. Nuclear factor-kappaB: A Pivotal Transcription Factor in Chronic Inflammatory Diseases. N Engl J Med. 1997 Apr 10;336(15):1066-71.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(5) Pascoe MC et al. Mindfulness mediates the physiological markers of stress: systematic review and meta-analysis. J Psychiatr Res. 2017; 95:156-178.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(6) Tracey K.J. The Inflammatory Reflex. Nature. 2002 Dec 19-26;420(6917):853-9.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(7) McEwen, B.S., et al. Stress and cognitive function. Curr. 1995. Opin. Neurobiol. 5, 205–216.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articolo a cura di</strong><span style="font-size: 12pt;"><em><br /></em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em><a href="http://www.nutrizioneintegrata.it/">Francesco Bonucci</a> – MSc, Biologo Nutrizionista<br /></em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</em></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 8pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: <span id="imageIdText">63126294</span> ©SARINYA PINNGAM/123rf.com</span></span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/meditazione-stress-infiammazione-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/meditazione-stress-infiammazione-lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>L’alimentazione un importante attore nella sindrome del colon irritabile</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/sindrome-colon-irritabile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 11:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[colon irritabile]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome del colon irritabile]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6170 alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica.png" alt="Nutri lipidomica" width="401" height="67" /><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/colon_def.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9555 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/colon_def.jpg" alt="" width="770" height="275" /></a></p>
<h2><span style="color: #737373;">Il colon irritabile: tratti principali<br /></span></h2>
<p>Il colon irritabile (IBS acronimo dall’inglese Irritable Bowel Syndrome) riguarda disordini caratterizzati da alterazioni della funzione dell&#8217;apparato digerente accompagnate da dolore, gonfiore addominale e alterazione della defecazione. Questi disturbi sono estremamente diffusi, tanto da riguardare tra il 10 e il 20% della popolazione dei Paesi occidentali, con una marcata prevalenza nel sesso femminile.</p>
<p>Molti sono i meccanismi che possono essere alla base di questa problematica ma ve ne sono alcuni più di altri che possono avere legami con la nutrizione. Non dimentichiamo che ogni giorno si ingeriscono circa 2 kg di cibo. Tra questi fattori di innesco dell’IBS si evidenziano i seguenti:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.lipinutragen.it/rivoluzione-psicobiotica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">alterazioni del microbiota intestinale</a></li>
<li><a href="https://www.lipinutragen.it/sindrome-intestino-permeabile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">alterazioni della permeabilità intestinale</a></li>
<li><a href="https://www.lipinutragen.it/infiammazione-e-nutrizione-quali-comportamenti-intraprendere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">infiammazione di basso grado</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il ruolo dell’alimentazione…<br /></span></h3>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/colon1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-9553" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/colon1.jpg" alt="" width="400" height="182" /></a>Questa realtà è ben nota ai professionisti della nutrizione perché i pazienti con IBS riferiscono molto spesso di soffrire dei disturbi in modo più intenso proprio quando mangiano determinati cibi. Tra le componenti alimentari che incrementano i sintomi intestinali rientrano le fibre insolubili che rientrano tra i oligo-, di-, mono-saccaridi e polioli fermentabili denominati FODMAPs, dall’acronimo inglese. La dieta con bassa presenza di FODMAPs risulta efficace nella riduzione e nel trattamento dei sintomi dell’IBS (1).</p>
<p>Vi sono anche soggetti con sintomi dell’IBS che, pur risultando negativi alla celiachia, beneficiano di un’alimentazione priva di alimenti contenenti glutine. Questi pazienti ricadono in una problematica definita sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) e che viene trattata con una<a href="https://www.lipinutragen.it/sensibilita-al-glutine-non-celiaca/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> dieta aglutinata.</a></p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">…e degli acidi grassi<br /></span></h3>
<p>L’infiammazione a basso grado, sia mucosale che sistemica viene riscontrata in una parte di pazienti con IBS (2). Questa condizione viene evidenziata nell’intestino dall’attivazione linfocitaria e dai mediatori dell’immunità, mentre in circolo da una maggior presenza di citochine proinfiammatorie. Parlando di infiammazione entrano in campo gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) da cui partono le molecole che inducono o risolvono l’infiammazione. Poiché la presenza di PUFA omega-6 e omega-3 nell’uomo è assicurata da fonti alimentari, appare evidente il ruolo centrale della dieta nel bilanciamento dei processi pro e antinfiammatori. Alcuni autori, ad esempio, hanno riscontrato una maggior presenza di acido arachidonico (omega-6, pro-infiammatorio) e citochine infiammatorie nel plasma di una popolazione di pazienti donne con IBS (3).</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Un approccio integrato<br /></span></h3>
<p>[Da un recente studio condotto dall’American College of Gastroenterology (4), emerge che i pazienti che soffrono di IBS si sentono insoddisfatti della poca efficacia dei trattamenti ricevuti oppure frustrati dagli effetti secondari delle terapie. In attesa che il mondo scientifico trovi nuovi trattamenti per questi disturbi, risulta quanto mai sensato impostare un approccio nutrizionale adiuvante che possa tener conto delle criticità evidenziate. Gli elementi principali da tener presente nell’impostazione dietetica sono:</p>
<ul>
<li>il benessere dell’ecosistema intestinale e del suo epitelio con le fibre vegetali, i lipidi e gli antiossidanti più appropriati;</li>
<li>l’equilibrio degli acidi grassi PUFA, valutato in modo personalizzato per garantire che le vie metaboliche omega-3 e 6 lavorino in senso antinfiammatorio.</li>
</ul>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">(1) Halmos E.P. et al. A diet low in FODMAPs reduces symptoms of irritable bowel syndrome. Gastroenterology. 2014 Jan;146(1):67-75.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(2) Holtmann GJ.Pathophysiology of irritable bowel syndrome. The Lancet Lancet Gastroenterol Hepatol. 2016 Oct;1(2):133-146.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(3) Clarke G. et al. Marked elevations in pro-infl ammatory polyunsaturated fatty acid metabolites in females with irritable bowel syndrome. Journal of Lipid Research. 2010, Volume 51.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(4) Eamonn Q. et al. The BURDEN IBS-C Study (Better Understanding and Recognition of the Disconnects, Experiences, and Needs of Patients with Irritable Bowel Syndrome with Constipation). American Journal of Gastroenterology: October 2017 &#8211; Volume 112 &#8211; Issue &#8211; p S251.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;">Articolo a cura di:<br /></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><a href="http://www.nutrizioneintegrata.it/"><em>Francesco Bonucci</em></a><em> – MSc, Biologo Nutrizionista</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli nutrizionali riportati nell&#8217;articolo non intendono sostituire un piano nutrizionale personalizzato e devono essere adattati ai casi specifici.</em></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> 123RF Archivio Fotografico: 480943059 ©chajamp /123rf.com | 116682841 ©adiruch /123rf.com</span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sindrome-colon-irritabile–Lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sindrome-colon-irritabile–Lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<title>In primavera rifioriscono le allergie, e le intolleranze?</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/primavera-allergie-e-intolleranze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2019 10:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6170 alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica.png" alt="Nutri lipidomica" width="401" height="67" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/allergie-intolleranze.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8967 alignnone" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/allergie-intolleranze.jpg" alt="" width="770" height="275" /></a></p>
<h2><span style="color: #737373;">Cosa rientra sotto la categoria delle “allergie”:</span></h2>
<p>La primavera è il periodo dell’anno in cui la natura si risveglia, ma con essa si risveglia anche la sintomatologia di tante persone che soffrono di allergia da inalanti, come i pollini. Esistono inoltre alimenti, definiti cross-reattivi, che, quando ingeriti, possono amplificarne la reazione.</p>
<p>L’<strong>allergia</strong> è una risposta immunitaria, di tipo <strong>prevalentemente anticorpale</strong>, caratterizzata da una rapida comparsa (entro qualche ora, ma a volte anche solo pochi minuti) di sintomatologie acute come disturbi respiratori (ad esempio asma o rinite), sindrome orale allergica, orticaria e angioedema, disturbi gastrointestinali, fino ad arrivare allo shock anafilattico se non si interviene farmacologicamente.</p>
<p>L’<strong>allergene</strong>, cioè la sostanza che ha stimolato la reazione è una proteina (es. caseine del latte).</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Altri disturbi al di fuori delle allergie:<br /></span></h3>
<p>Diversamente ci sono persone che tutto l’anno soffrono di continui disturbi imputabili o meno ad una stimolazione del sistema immunitario, meglio nota come infiammazione sub-clinica, che porta conseguentemente a disturbi gastro intestinali, senso di gonfiore, mal digestione, fino a patologie conclamate come gastriti, sindrome intestinali, cefalee frequenti. Questa condizione spesso diviene il punto di appiglio di aziende e ‘professionisti della salute’ che propongono test di intolleranza, non scientificamente validati ai fini diagnostici. I test validati, sono stati pubblicati dal Ministero della Salute in un testo intitolato <em>‘Allergie alimentari e sicurezza del consumatore</em>’.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Lo scenario delle intolleranze:<br /></span></h3>
<p>Iniziamo con il definire che cosa è in concreto una intolleranza e cosa si cela invece dietro a quelle sempre più frequenti ‘intolleranze agli alimenti’.</p>
<p>L’<strong>intolleranza</strong> è una <strong>carenza/assenza enzimatica</strong>, come ad esempio <strong>l’intolleranza al lattosio</strong>, zucchero presente nel latte, che non consente l’assorbimento e digestione dello stesso nell’intestino tenue. La lattasi, scinde il disaccaride lattosio in glucosio e galattosio, due monosaccaridi in grado di essere assorbiti. Tale condizione è verificabile attraverso il <strong>breath test al lattosio</strong>, il quale consiste nella raccolta dell’espirato dopo assunzione di una miscela di lattosio.</p>
<p>Il quantitativo di idrogeno, prodotto dalla fermentazione batterica del lattosio non digerito, determina la tolleranza/intolleranza.</p>
<p>Altra forma di intolleranza, molto più rara, è il <strong>favismo</strong>, che consiste nell’assenza di un enzima, normalmente presente nei globuli rossi (glucosio 6-fosfato-deidrogenasi) che interviene nella via metabolica degli zuccheri ‘pentoso –fosfati’. Questa condizione, è erroneamente stata chiamata favismo poiché presente in quei soggetti, soprattutto maschi, che consumando fave o semplicemente inalandone i pollini nelle vicinanze di campi di fave, porta a crisi emolitiche.</p>
<p>Va detto comunque che anche i <strong>Lattobacilli</strong>, batteri presenti nel <strong>tratto intestinale</strong> o in alimenti come il <strong>Kefir di latte</strong>, producono lattasi, quindi anche solo una condizione disbiotica, un disequilibrio delle popolazioni microbiche intestinali, potrebbe renderci più sensibili.</p>
<p>Tale condizione, ma anche la vera e propria allergia, può essere poi peggiorata da un ‘intestino gocciolante’, noto come <a href="https://www.lipinutragen.it/sindrome-intestino-permeabile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="text-decoration: underline;">Leaky Gut Syndrome</span></strong></a>, cioè un intestino che risulta maggiormente permeabile a tante sostanze, tra cui anche particelle alimentari che possono venire a contatto con il <strong>sistema immunitario intestinale (GALT)</strong> e divenire causa di infiammazione silente e malattia. Anche la <strong>NCGS</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.lipinutragen.it/sensibilita-al-glutine-non-celiaca/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sensibilità al glutine non celiaca</a></span>, viene correlata alla permeabilità intestinale.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Qual è quindi la migliore gestione per ripristinare uno stato di salute?<br /></span></h3>
<p><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/cibo-sano-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-8968 size-full" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/cibo-sano-1.jpg" alt="" width="246" height="275" /></a>Certamente eliminare i cibi ai quali si è allergici, la cui allergia è stata diagnosticata mediante <strong>test validati</strong> (prick test, prick by prick, patch test, test di stimolazione orale, …) o intolleranti (latticini contenenti lattosio, fave); in tutti gli altri casi è bene consultare uno specialista che valuti le abitudini di vita del paziente, tra le quali quelle alimentari, ed intervenga di conseguenza.</p>
<p>L’alimentazione e la scelta dei cibi, hanno un ruolo fondamentale; abbandonare cibi ricchi di zuccheri, grassi idrogenati, cibi industriali a favore di alimenti poco lavorati, ricchi di fibre, fonte di <strong>acidi grassi a catena corta</strong> <strong>(SCFA) </strong>e di <strong>grassi utili, ad attività antiinfiammatoria</strong>, come quelli presenti nel pesce, nella frutta secca, nel <strong>germe di grano</strong> dei chicchi di cereali integri o farine integrali, che non siano frutto di miscele di farina bianca e crusca.</p>
<p>È molto importante imparare a <strong>leggere l’etichetta</strong>, in particolare la <strong>lista ingredienti</strong>, per verificare l’assenza dell’<strong>allergene</strong>, o la presenza di additivi o di una grande quantità di ingredienti ‘inutili’, se non ‘dannosi’, sotto l’aspetto nutrizionale.</p>
<p>Attenzione inoltre alla data di scadenza; una farina integrale, ad esempio, non può avere una <strong>‘shelf-life’</strong>, vita di scaffale, superiore ai 10/12 mesi, poiché la presenza del germe di grano aumenta l’umidità e quindi la deteriorabilità del prodotto.</p>
<p>Siate intolleranti al cibo troppo elaborato ed alla sedentarietà!</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2788_allegato.pdf">http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2788_allegato.pdf</a><br /></span><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6148544/">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6148544/</a> Diet induced changes in the microbiota and cell composition of rabbit gut associated lymphoid tissue (GALT)<br /></span><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22955358">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22955358</a> Mucosal permeability and immune activation as potential therapeutic targets of probiotics in irritable bowel syndrome.<br /></span><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4517012/">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4517012/</a> Gluten Psychosis: Confirmation of a New Clinical Entity</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="color: #737373;"><span style="font-size: 12pt;">Articolo a cura di:<br /></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em><a href="http://www.nutrizionistacafagna.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dr.ssa Maria Elena Cafagna</a> &#8211; Biologo Nutrizionista<br />info@nutrizionistacafagna.it</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</em></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong class="credits-label">Foto:</strong> <span id="imageIdText">39167881</span> ©Mladen Mitrinovic /123rf.com | <span id="imageIdText">95468420</span> ©Antonio Guillem /123rf.com | <span id="imageIdText">97684297</span> ©Natalia Klenova /123rf.com</span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Primavera-allergie-e-intolleranze-lipinutragen_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Primavera-allergie-e-intolleranze-lipinutragen_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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		<item>
		<title>Sindrome dell’Intestino Permeabile (Leaky Gut)</title>
		<link>https://www.lipinutragen.it/sindrome-intestino-permeabile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 11:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[intestino permeabile]]></category>
		<category><![CDATA[Leaky Gut]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6170 alignleft" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Nutri-lipidomica.png" alt="Nutri lipidomica" width="401" height="67" /><br /><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-7909" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/sindrome-intestino-permeabile.png" alt="" width="770" height="312" /></p>
<h2><span style="color: #737373;">INTESTINO: l’interfaccia tra l’ambiente esterno ed interno dell’organismo</span></h2>
<p>Nel gergo comune si identifica l’intestino con la sua attività escretoria, ma viene ignorato che questo organo è sede di molteplici funzioni, alcune delle quali producono effetti su organi e sistemi esterni al tratto gastro-enterico. Il suo epitelio di rivestimento è la mucosa con la superficie più ampia del corpo umano e rappresenta l’interfaccia di passaggio dall’ambiente esterno a quello interno dell’organismo.</p>
<p>Le funzioni principali di questa barriera fisica, biochimica ed immunologica sono quelle di:</p>
<ul>
<li>assorbimento dei nutrienti digeriti (aminoacidi, zuccheri, trigliceridi, acqua, ecc.);</li>
<li>difesa da tossine, patogeni, antigeni di diversa natura o altri peptidi ad azione immunogena.</li>
</ul>
<p>Non si può considerare l’intestino separato dal suo strato di muco e dal microbiota che si è formato sin dalla vita intrauterina (con le sue batteriocine, citochine ed immunoglobuline), ma andrebbe considerato come un’unica unità funzionale (Fig. <span style="color: #000000;">1</span>).</p>
<p><div id="attachment_7856" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/intestino.png" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7856" class="wp-image-7856 size-medium" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/intestino-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a><p id="caption-attachment-7856" class="wp-caption-text">Fig. 1: il complesso sistema di barriera intestinale (tratto da (1))</p></div></p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Il legame tra il rivestimento intestinale e la scoperta della zonulina<br /></span></h3>
<p><em>Col termine inglese di <strong>leaky gut</strong> si intende un’alterata permeabilità intestinale</em> (2).</p>
<p>Sebbene vi siano numerosi studi sulla <em>leaky gut</em>, questa condizione non è ancora pienamente uscita dall’ambito della ricerca; la sua presenza nell’insorgenza di intolleranze alimentari e di patologie extraintestinali di natura autoimmune è ormai assodata e in continua crescita. (3)</p>
<p>Fino a metà degli anni ’70 si riteneva che le cellule dell’epitelio intestinale fossero “incollate” tra loro senza soluzione di continuità e che esistesse solo il meccanismo di passaggio di sostanze attraverso gli enterociti (assorbimento transcellulare).</p>
<p><em>La scoperta della zonulina è stata fondamentale per la comprensione della permeabilità intestinale.</em></p>
<p>Partendo da studi sul colera e poi, successivamente a quelli, sul morbo celiaco, il medico italiano Alessio Fasano ha scoperto l’esistenza di una proteina chiamata <strong>zonulina</strong> (4) che unisce l’epitelio intestinale in giunzioni strette (<strong><em>tight junctions</em></strong>), lasciando uno spazio di appena 15 Angstrom. Questa scoperta ha reso possibile lo sviluppo delle conoscenze sui meccanismi che regolano i passaggi paracellulari, svelando che si tratta di un sistema dinamico che può aprire o chiudere questa via di comunicazione in base a determinati stimoli.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Che cosa causa l’alterazione nella permeabilità intestinale?</span></h3>
<p>Le principali cause di un’alterazione della funzionalità della barriera intestinale che si accompagna con l’attivazione della zonulina sono:</p>
<ul>
<li>il cambiamento nella composizione del microbiota (disbiosi);</li>
<li>l’uso dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);</li>
<li>i chemio e radioterapici;</li>
<li>l’alcol;</li>
<li>lo stress;</li>
<li>l’infiammazione sistemica;</li>
<li>le infezioni.</li>
</ul>
<p>La triade <strong>Genetica – Ambiente – Microbiota</strong> assume il ruolo chiave nella patogenesi di malattie correlate all’alterata permeabilità intestinale e, gli ultimi due, sono gli elementi su cui si può operare una prevenzione.</p>
<p>La genetica, un tempo considerata la determinante più importante del nostro destino, è stata notevolmente ridimensionata dopo la scoperta che il nostro codice è composto da solo 23.000 geni, rispetto ai circa i 120.000 previsti.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">L’elemento “dieta” per nutrire le componenti della microflora intestinale</span></h3>
<p><span style="font-size: 11pt;"><br /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-7921" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/intestino-e-dieta.jpg" alt="" width="350" height="350" /></span></p>
<p><span style="font-size: 11pt;">Risulta chiaro che il fattore ambientale più importante su cui agire è la dieta che, oltre a nutrirci e ad essere una chiave di modulazione epigenetica, fornisce il cibo per le colonie di microrganismi che abitano il nostro intestino.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt;">Per lo stesso motivo, gli alimenti industriali, ricchi di additivi, coloranti, conservanti, ecc.*, diventano quasi indigeribili e non adatti a nutrire le componenti sane della nostra microflora intestinale. Dobbiamo ricordare che i rapidi cambiamenti alimentari avvenuti nelle ultime decine d’anni, hanno snaturato l’alimentazione dell’uomo, sbilanciandola e impoverendola di valori nutritivi e di fibre; ciò ha indotto altresì modifiche della tipologia di microbiota commensale, riducendo la ricchezza in specie e cambiandone i rapporti.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt;"><em>*I principali additivi su cui fare attenzione e la cui presenza sta crescendo esponenzialmente in un’ampia varietà di cibi, inclusi i prodotti da forno, le carni conservate e i latticini sono: zuccheri, sale, emulsionanti (es. mono e digliceridi), solventi organici, nano particelle, transglutaminasi microbica, enzimi (5). </em></span></p>
<p><span style="font-size: 11pt;">La presenza di una <em>leaky gut</em> permette l’accesso di un antigene dal lume intestinale al sistema immunitario presente nella lamina propria dell’intestino con conseguente attivazione del tessuto linfoide e produzione di una cascata di reazioni immunitarie.</span></p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Quali sono le patologie associate alla sindrome dell’intestino permeabile?</span></h3>
<p>Le principali patologie per le quali la letteratura scientifica conferma l’associazione di sindrome dell’intestino permeabile sono:</p>
<ul>
<li>Morbo Celiaco</li>
<li>Diabete mellito di tipo 1</li>
<li>Asma</li>
<li>Sclerosi multipla</li>
<li>Malattie infiammatorie croniche intestinali</li>
<li>Spondilite anchilosante</li>
<li>Obesità</li>
<li>Epatopatia steatosica non-alcolica (NAFLD)</li>
<li>Psoriasi</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Come intervenire in caso di alterata permeabilità intestinale:<br /></span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-7922" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/intestino-e-nutrienti.jpg" alt="" width="350" height="282" />La strategia che al momento risulta essere la più efficace è quella di adottare una dieta basata principalmente su vegetali, frutta e cibi integrali, scegliendo alimenti ad azione antinfiammatoria.</p>
<p>Risulta opportuno monitorare le allergie alimentari e le intolleranze, inclusa la <a href="https://www.lipinutragen.it/sensibilita-al-glutine-non-celiaca/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sensibilità al glutine non celiaca</a> seguita con una dieta opportuna.</p>
<p>Per chi è celiaco è opportuno eseguire periodicamente delle verifiche sulla propria alimentazione e sull’eventuale presenza di cross-contaminazioni.</p>
<p>Riduzione o consumo solo occasionale degli alcolici. Utilizzo dei FANS solo secondo necessità o in accordo con i piani terapeutici aggiornati.</p>
<p>Escludere i prodotti confezionati e tutti gli alimenti che contengono gli additivi menzionati.</p>
<p>Introdurre la pratica quotidiana di tecniche specifiche atte alla riduzione dello stress. (es. mindfulness – ne abbiamo parlato in <a href="https://www.lipinutragen.it/nutrirsi-in-vacanza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo articolo</a>, coerenza cardiaca, yoga, Qi-gong).</p>
<p>Ci sono specifici integratori che hanno un’azione regolatoria sull’epitelio intestinale quali la glutammina, lo zinco, i probiotici e il <em>Saccharomyces boulardii</em>, nonché alcuni farmaci ancora in fase di trial clinici, che agirebbero direttamente sulle “tight junction”.</p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">(1) Mu Q, Kirby J, Reilly CM, Luo XM. Leaky Gut As a Danger Signal for Autoimmune Diseases. Front Immunol. 2017 May 23;8:598. <a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2017.00598/full" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2017.00598/full</a><br /></span><span style="font-size: 12pt;">(2) Green P, Jones R. Celiac Disease: A Hidden Epidemic. New York, NY: Harper Collins; 2006:98.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(3) Barbara G. et al., Mucosal permeability and immune activation as potential therapeutic targets of probiotics in irritable bowel syndrome. J Clin Gastroenterol. 2012 Oct;46 Suppl:S52-5.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(4) Fasano A. Intestinal permeability and its regulation by zonulin: diagnostic and therapeutic implications. Clin Gastoenterol H. 2012;10(10):1096-1100.<br /></span><span style="font-size: 12pt;">(5) Lerner A, Matthias T. Changes in intestinal tight junction permeability associated with industrial food additives explain the rising incidence of autoimmune disease. Autoimmun Rev. 2015;14(6):479-489.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articolo a cura di</strong><br /><span style="font-size: 12pt;"> <em>Dr. Francesco Bonucci &#8211; Biologo Nutrizionista</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</em></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Foto:</strong> <span style="color: #737373;">123RF Archivio Fotografico</span> | ©Irina Strelnikova, <em>86189593</em>, 2018-02-10 | ©Wang Chun-Kuan, <em>69812970</em>, 2018-02-10 | ©guniita, <em>67016194</em>, 2018-02-10 | </span><span style="font-size: 12pt;"><span class="s1">Fig. 1:</span><span class="s2"> © 2017 Mu, Kirby, Reilly and Luo. This is an open-access article distributed under the terms of the </span><span class="s3">Creative Commons Attribution License (CC BY)</span><span class="s2">. The use, distribution or reproduction in other forums is permitted, provided the original author(s) or licensor are credited and that the original publication in this journal is cited, in accordance with accepted academic practice. No use, distribution or reproduction is permitted which does not comply with these terms.</span></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sindrome-Intestino-Permeabile-Lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sindrome-Intestino-Permeabile-Lipinutragen.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 8pt;">Download</span></a></p></div>
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<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/sindrome-intestino-permeabile/">Sindrome dell’Intestino Permeabile (Leaky Gut)</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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		<title>Sensibilità al glutine non celiaca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lipinutragen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2017 10:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e nutrizione molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[gluten free]]></category>
		<category><![CDATA[sensibilità al glutine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo "<a href="https://www.lipinutragen.it/sensibilita-al-glutine-non-celiaca/">Sensibilità al glutine non celiaca</a>" è online sul blog di <a href="https://www.lipinutragen.it">Lipinutragen</a></p>
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<h1><span style="color: #737373;">Gluten Sensitivity</span></h1>
<p>Le intolleranze legate al glutine e alle proteine del frumento &#8211; celiachia, sensibilità al glutine/frumento e allergia al grano &#8211; riguardano un numero sempre maggiore di persone e possono manifestarsi con sintomi intestinali ed extraintestinali tra cui: <strong>gonfiore addominale, diarrea, emicrania, stanchezza cronica</strong>, per citarne alcuni.</p>
<p>Oltre alla celiachia (1) è stata identificata una nuova entità che racchiude uno spettro di disturbi che si manifestano a partire da poche ore, fino ad alcuni giorni, dopo l’ingestione di alimenti contenenti il glutine o le proteine del frumento (come gli inibitori dell&#8217;amilasi tripsina ATIs). La <strong>sensibilità al glutine non-celiaca </strong>(NCGS (2)) è una sindrome che può colpire le persone negative alla celiachia e all’allergia al grano, le cui caratteristiche sono state delineate in modo ufficiale a partire dalla “First International Consensus Conference on Gluten Sensitivity”, tenutasi a Londra nel febbraio 2011.</p>
<p><strong>I sintomi della NCGS</strong> sono eterogenei e non specifici e includono sia quelli intestinali (gonfiore addominale, diarrea, stipsi, nausea, gastralgia) che quelli extraintestinali (tra cui malessere diffuso, confusione mentale, astenia marcata, ansia, cefalea, fibromialgia).</p>
<p>Al momento non sono stati individuati specifici marcatori biologici né genetici che possano identificare chiaramente la NCGS, e questo pone una difficoltà oggettiva nel diagnosticarla; ciò perché la sintomatologia è in buona parte sovrapponibile a quella di altri disturbi, tra cui la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) &#8211; detta comunemente colite.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">NCGS &#8211; lo scenario attuale<br /></span></h3>
<p>Allo stato attuale si sa che la NCGS non è di natura autoimmune, ma si ritiene che coinvolga una risposta immunitaria innescata dalla presenza del glutine e/o di altre proteine presenti insieme al glutine (ATIs), associata a condizioni di permeabilità intestinale alterata; questo complesso meccanismo ha luogo nell’intestino, anche se non coinvolge la morfologia dei villi (le piccole estroflessioni dell’intestino deputate all’assorbimento dei nutrienti), come invece avviene nel morbo celiaco.</p>
<p>Il metodo diagnostico attualmente utilizzabile per la NCGS prevede in primis l’esclusione del morbo celiaco e dell’allergia al frumento, e in seconda battuta la valutazione della risposta del paziente alla dieta priva di glutine e alla successiva reintroduzione di questo complesso proteico. Questa procedura è molto complessa e costosa, inoltre risente dell’effetto confondente di alcune proteine del frumento diverse dal glutine, come di oligo-mono-disaccaridi fermentabili, definiti con la sigla FODMAPs, contenuti anche nei cereali in cui è presente il glutine.</p>
<p>La stima della prevalenza della NCGS è ancora in corso di definizione, con una forbice che va dallo 0.6% allo 6% della popolazione, anche se recenti acquisizioni di dati portano a credere che il 6% includa anche le IBS e che solo una parte di esse riguardi la sensibilità al glutine. Ad esempio lo studio Glutox promosso dalla associazione italiana gastroenterologi ospedalieri (AIGO) e pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients (3) ha dimostrato &#8211; con un “challenge in doppio cieco”* tra i pazienti che hanno avuto dei miglioramenti del proprio stato di salute grazie ad una dieta senza glutine &#8211; che solo il 20% di essi rientra in realtà nella NCGS.</p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">Messaggio conclusivo<br /></span></h3>
<p>Questa dettagliata spiegazione vuole innanzitutto <strong>scoraggiare da diete fai da te</strong> e da test inutili e costosi e sensibilizzare sulla complessità di questa problematica. Il percorso idoneo prevede quindi l’approccio medico con l’eventuale esclusione di altre patologie e solo successivamente l’inizio di una dieta senza glutine, ovviamente seguiti da figure professionali e specialisti abilitati*.</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6651" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/gluten-sensitivity.jpg" alt="gluten sensitivity" width="770" height="300" srcset="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/gluten-sensitivity.jpg 770w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/gluten-sensitivity-300x117.jpg 300w, https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/gluten-sensitivity-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<h3><span style="font-size: 18pt; color: #737373;">La prevenzione nello stile di vita quotidiano<br /></span></h3>
<p>Una regola generale che si può mettere in pratica come prevenzione, dovrebbe avere come obiettivo <strong>la protezione intestinale e quella del microbiota, escludendo perciò i cibi raffinati e le preparazioni ricche di additivi, coloranti ed edulcoranti di varia natura</strong>. Altri elementi da evitare sono i grassi trans, gli eccessi di grassi saturi a lunga catena presenti in particolare negli insaccati, nelle carni rosse o nei prodotti da forno con olio di palma. In molti casi è conveniente escludere anche i prodotti contenenti lattosio, facendo attenzione a includere nella propria dieta buone fonti alternative di calcio di cui il mondo vegetale è ricco.</p>
<p>I cibi amici dei batteri intestinali sono quelli del mondo vegetale o quelli fermentati come i crauti, il kefir di latte o d’acqua e i cibi integrali. Per le verdure, la frutta e i cereali bisogna fare attenzione a scegliere quelle a più bassa presenza di sostanze fermentabili perché altrimenti potrebbero peggiorare i sintomi.</p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Il <u>challenge in doppio cieco</u> prevede che dopo il periodo di esclusione del glutine si dividano le persone in due gruppi, dove né gli sperimentatori né i pazienti, sono a conoscenza se in ciò che mangiano è presente o meno il glutine. In questo modo si marca scientificamente la differenza tra sintomi reali e l’effetto psicosomatico.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">** Medico, biologo, dietista.</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Bibliografia:</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">(1) Blog Lipinutragen del 10/3/2017. <a href="https://www.lipinutragen.it/celiachia-intolleranza-glutine/">https://www.lipinutragen.it/celiachia-intolleranza-glutine/<br /></a>(2) Volta U, et al. Non-coeliac gluten/wheat sensitivity: advances in knowledge and relevant questions. Expert Review of Gastroenterology &amp; Hepatology, 2017, 11:1, 9-18, DOI:10.1080/17474124.2017.1260003</span><br /><span style="font-size: 12pt;">(3) Elli L., et al. Evidence for the Presence of Non-Celiac Gluten Sensitivity in Patients with Functional Gastrointestinal Symptoms: Results from a Multicenter Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Gluten Challenge. Nutrients 2016, 8, 84; doi:10.3390/nu8020084</span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Articolo a cura di</strong><br /><span style="font-size: 12pt;"> <em>Dr. Francesco Bonucci &#8211; Biologo Nutrizionista</em></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em>I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.</em></span></p>
<hr class="lpn-sep" />
<p><strong class="credits-label">Foto:</strong> <span style="color: #737373;">123RF Archivio Fotografico</span> | ©stylephotographs, <em>55605835</em>, 2017-05-11 <strong> | </strong>©scyther5, <em>42356358</em>, 2017-05-11</span></p>
<p class="alignnone" style="text-align: left;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sensibilità-al-glutine.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6223" src="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/scarica-pdf.png" alt="" width="35" height="35" /></a> <span style="font-size: 8pt;"><a href="https://www.lipinutragen.it/wp-content/uploads/Sensibilità-al-glutine.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Download</a></span></p></div>
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